La consigliera spirituale della Casa Bianca paragona Trump a Gesù, tra “tradimento” e accuse “false”
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Redazione Esteri
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Nel corso di un pranzo di Pasqua organizzato proprio tra le mura della Casa Bianca, un evento che avrebbe dovuto celebrare la ricorrenza religiosa più importante per i credenti, si è consumato l’ennesimo, sorprendente episodio di commistione tra politica e teologia. La pastora Paula White-Cain, figura di spicco nell’universo carismatico che gravita attorno a Donald Trump e sua consigliera per l’Ufficio della Fede, ha infatti pronunciato un’omelia che pochi secondi dopo la diffusione – e la successiva rimozione dei video dagli archivi ufficiali – ha acceso un dibattito rovente negli Stati Uniti. L’oggetto del contendere? Un parallelismo, netto e senza mezzi termini, tra le traversie giudiziarie e politiche del presidente e la Passione di Gesù Cristo, un’equiparazione che molti osservatori e fedeli hanno immediatamente giudicato come un atto di hybris teologica, se non di vera e propria blasfemia.
Il sacrificio, la resurrezione e la “vittoria” promessa
Le parole di White-Cain, pronunciate con la consueta enfasi da predicatrice televisiva, hanno scandito un copione ben preciso: quello del martirio laico trasformato in rinascita divina. Rivolgendosi direttamente a Trump, presente all’evento, la pastora ha dichiarato che nessuno, prima di lui, aveva mai pagato un prezzo così alto per la leadership. “Sei stato tradito, arrestato e falsamente accusato”, ha tuonato la consigliera, tracciando un filo rosso che univa le udienze e le incriminazioni del presidente – che ricordiamo essere il presidente in carica – alla crocifissione di Cristo. “È un modello familiare – ha aggiunto – che nostro Signore e Salvatore ci ha mostrato”. Ma il clou del sermone non stava tanto nella sofferenza condivisa, quanto nella promessa di resurrezione: se Gesù è risorto, ha argomentato White, allo stesso modo Trump è “risorto” dalle ceneri delle sue disavventure politiche, destinato a essere “vittorioso in tutto ciò che farà” e, particolare non trascurabile, a essere utilizzato da Dio come uno “strumento per sconfiggere il male”. Un’affermazione, quest’ultima, che in un contesto di tensione bellica latente con l’Iran (e con le parole del presidente che minacciano di riportare Teheran “all’età della pietra”) assume toni inquietanti e quasi apocalittici.
Tra Iran e politica estera: le altre uscite del presidente
Se la retorica della consigliera spirituale forniva la colonna sonora divina dell’evento, le dichiarazioni del diretto interessato non sono state da meno, spaziando dalla diplomazia ai pettegolezzi internazionali con il consueto stile graffiante. Limitandoci agli accadimenti delle ultime ore – che con un personaggio del genere sembrano già un’eternità – Trump ha rivendicato una linea durissima contro l’Iran, promettendo conseguenze devastanti. Sul fronte europeo, non ha risparmiato una stoccata al presidente francese Emmanuel Macron, ironizzando sul fatto che il leader transalpino non si sia ancora ripreso da un presunto pugno ricevuto dalla moglie; un’immagine violenta e grottesca che serve probabilmente a ridimensionare la figura di un alleato spesso descritto come artefice della “deep state” globale. Non è mancato infine un attacco al mondo della cultura pop: Bruce Springsteen, icona del rock democratico e della working class, è stato liquidato come un “perdente totale con la faccia da prugna secca”. Un trittico di affermazioni che, nell’economia del pranzo di Pasqua, hanno tentato di ribaltare la narrazione di una presidenza in difficoltà.
La rimozione dei video e il silenzio sulle polemiche social
Nonostante l’eco mediatica immediata, la macchina della comunicazione della Casa Bianca ha tentato una rapidissima marcia indietro, seppur con scarsi risultati. I video ufficiali dell’intervento di Paula White-Cain, inizialmente caricati sul canale YouTube dell’amministrazione, sono stati rimossi dopo poche ore, un gesto che solitamente cela un tentativo di arginare una polemica fuori controllo. Sul fronte delle reazioni pubbliche, lo sdegno è esploso in particolare sui social network, dove il paragone è stato bollato come blasfemo e fuori luogo, soprattutto se pronunciato durante la Settimana Santa, un momento di raccoglimento per milioni di cristiani. Tuttavia, né la consigliera né il presidente hanno rilasciato dichiarazioni aggiuntive per chiarire o ritrattare il senso di quelle parole, lasciando che l’eco della predica si disperdesse tra le notizie relative al conflitto in Iran e al crollo di consensi registrato negli ultimi sondaggi.




