La Stampa passa al gruppo Sae di Alberto Leonardis, chiusa l'era Gedi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il contratto preliminare è stato firmato, e adesso la parola passa alle procedure sindacali e burocratiche: entro la fine di giugno il quotidiano La Stampa, testata fondata nel lontano 1867 e per decenni punto di riferimento dell’informazione torinese e nazionale, cambierà ufficialmente proprietà. Il gruppo Gedi, la holding controllata da Exor facente capo a John Elkann, cede dunque lo storico giornale al gruppo Sae, acronimo di Sapere Aude Editori, la compagine guidata dall’imprenditore abruzzese Alberto Leonardis che, in soli cinque anni, ha messo insieme un perimetro editoriale di tutto rispetto. Un’operazione, questa, che era nell’aria ormai da settimane e che ha trovato la sua formalizzazione nei primi giorni di marzo, sancendo di fatto la fine di un’era, quella della famiglia Agnelli-Elkann, alla guida del quotidiano piemontese.
Non si tratta, però, della cessione del solo brand o della testata. L’accordo, come precisato in una nota congiunta diffusa dalle due società, comprende un pacchetto ben più ampio di asset: attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale dedicata alla raccolta pubblicitaria locale e tutte quelle strutture di staff e di supporto che garantiscono l’operatività della redazione. L’acquisizione, spiegano ancora da Gedi e Sae, avverrà attraverso la costituzione di un veicolo societario ad hoc, una newco controllata dal gruppo di Leonardis nella quale è già previsto l’ingresso di investitori espressione del territorio del Nord-Ovest. Un dettaglio, quest’ultimo, che lascia intendere come la volontà sia quella di radicare ulteriormente la proprietà nel tessuto economico e sociale in cui il giornale opera storicamente.
Del resto, per il gruppo Sae, quello con La Stampa rappresenta un salto di qualità notevole, il coronamento di una scalata iniziata nel 2020. Fu allora, infatti, che Leonardis guidò una cordata che rilevò sempre da Gedi un pacchetto di quattro testate locali: Il Tirreno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara. A queste, negli anni successivi, si sono aggiunte la Nuova Sardegna nel 2022 e, appena lo scorso anno, la Provincia Pavese. Una crescita costante, la sua, che ha progressivamente allargato il raggio d’azione del gruppo in diverse regioni italiane, dalla Toscana all’Emilia, dalla Sardegna alla Lombardia, fino ad approdare ora in Piemonte con una delle firme più prestigiose del panorama nazionale.
Il costruttore di un polo: chi è Alberto Leonardis
Ma chi è l’uomo che ha messo insieme questo mosaico? Classe 1966, abruzzese di origine ma milanese d’adozione, Leonardis vanta un curriculum che affonda le radici nel mondo della comunicazione e delle relazioni istituzionali molto più che in quello dell’editoria pura. La sua carriera, infatti, si è sviluppata per anni all’interno di grandi realtà aziendali, prevalentemente nel settore tecnologico: si contano collaborazioni e incarichi di advisory direzionale per colossi come Telecom Italia, Microsoft Italia, Oracle Italia e Poste Italiane, ruoli nei quali si è occupato prevalentemente di sviluppo strategico. Un profilo, il suo, che qualcuno ha definito da deal maker, da abile tessitore in grado di aggregare capitali e costruire reti di investitori attorno a progetti imprenditoriali.
Prima di fondare Sae, peraltro, Leonardis aveva già messo piede nel settore come azionista del Corriere delle Comunicazioni e dell’agenzia di stampa Dire, oltre ad aver ricoperto il ruolo di presidente della società editrice del quotidiano abruzzese Il Centro. Esperienze che gli hanno fornito una conoscenza diretta delle dinamiche redazionali e industriali dell’informazione. Oggi, alla guida del suo gruppo, vive e lavora prevalentemente a Milano, ma mantiene un legame profondo con la terra d’origine, l’Abruzzo, che non esclude possa essere in futuro destinataria di ulteriori iniziative.
Un modello integrato tra carta, digitale e comunicazione
L’operazione che porta La Stampa nella galassia Sae non va letta, però, solo come l’ennesima acquisizione finalizzata ad allargare il portafoglio di testate. Ciò che contraddistingue la strategia di Leonardis, e che emergeva chiaramente già in un’intervista rilasciata a Prima Comunicazione prima ancora che l’accordo con Gedi fosse siglato, è la costruzione di un modello di business che affianca all’editoria tradizionale una serie di attività parallele e sinergiche. Accanto ai quotidiani locali, infatti, il gruppo ha sviluppato competenze e rami d’azienda dedicati alla comunicazione integrata, al digitale e all’organizzazione di eventi. Una visione industriale, la sua, che mira a creare un ecosistema capace di offrire servizi a tutto tondo.
Un tassello importante in questa direzione è stato, nel 2024, l’acquisizione di due agenzie attive nel settore della comunicazione pubblicitaria e dei servizi creativi: i marchi Next14 e Different, la cui unione ha dato vita al gruppo NextDifferent all’interno della Holding Italiana di Comunicazione controllata da Sae. L’obiettivo dichiarato è quello di integrare la produzione di notizie con le attività di marketing, la consulenza alle imprese e la creazione di contenuti audiovisivi, in un’ottica di diversificazione dei ricavi e di fidelizzazione di un pubblico che non è più solo quello dei lettori tradizionali. Un percorso che cerca di adattare il mestiere dell’editore alle sfide dell’era digitale, puntando su economie di scala e sulla messa in comune di servizi centralizzati.
L’impatto sul quotidiano e le prossime tappe
Per la redazione di La Stampa si apre adesso una fase nuova, che sarà scandita dai prossimi adempimenti formali. Dopo la firma del preliminare, avvenuta nella giornata del 4 marzo, l’attenzione si sposta sull’incontro tra i giornalisti e la nuova proprietà, fissato per il giorno successivo, nel quale si conosceranno ulteriori dettagli in merito ai piani industriali e all’assetto che verrà dato alla testata. La nota ufficiale parla di un progetto che intende “garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l’indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio”, una dichiarazione di intenti che ora dovrà tradursi in scelte concrete.
Il perfezionamento dell’operazione, che secondo le stime degli analisti si aggirerebbe su un valore compreso tra i 40 e i 50 milioni di euro, è atteso entro il primo semestre del 2026. Un lasso di tempo necessario per completare l’iter burocratico e, soprattutto, per gestire le “procedure sindacali e burocratiche previste”. Passaggi delicati, questi, in un momento storico in cui il settore dell’editoria vive profonde trasformazioni e in cui ogni cambio di proprietà porta con sé inevitabili interrogativi sui livelli occupazionali e sulle linee strategiche future. Leonardis, forte dell’esperienza maturata con le altre acquisizioni, si trova ora a dover gestire una realtà che ha un peso specifico e una rilevanza nazionale molto diversi dai quotidiani locali finora amministrati.




