Torino, notte di Capodanno tra botti pericolosi e abuso di alcol: 50% di chiamate al 118
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Redazione Interno
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La notte di Capodanno ha scaricato un'ondata di pressione sui servizi sanitari torinesi, con la centrale operativa del 118 di Azienda Zero che, potenziata per l'occasione, ha registrato un picco di richieste d'intervento. Intorno alle cinque del mattino, dopo l'indispensabile filtro messo in atto dal personale infermieristico per selezionare le reali emergenze, il volume delle chiamate risultava superiore del cinquanta per cento rispetto a una nottata ordinaria, delineando un quadro di eccessi diffusi che, seppur senza generare casi clinicamente drammatici, ha impegnato in modo massiccio mezzi e operatori. Una parte significativa di queste richieste, circa il trentacinque per cento, ha avuto come causa diretta l'intossicazione da alcol o traumi da essi derivati, come cadute o sinistri stradali, confermando una tendenza che ormai caratterizza da anni il passaggio dall'anno vecchio al nuovo. L'abuso di bevande alcoliche, del resto, non ha risparmiato fasce d'età giovanissime, ponendo ancora una volta l'accento su un fenomeno sociale allarmante.
Giovani e alcol: un binomio pericoloso
Il dato più preoccupante emerso dalla mobilitazione dei servizi di emergenza riguarda proprio la massiccia presenza di giovani, molti dei quali minorenni, tra le persone soccorse per malori da ubriachezza. Questi episodi, che spesso hanno richiesto il trasporto in pronto soccorso, non si sono limitati a impegnare il personale sanitario ma hanno talvolta coinvolto anche le forze dell'ordine, chiamate a gestire le conseguenze di risse o di comportamenti inconsulti nati dallo stato di ebbrezza. La notte, insomma, ha offerto un campione amplificato di una criticità che, pur non essendo nuova, sembra non conoscere declino, impegnando risorse che potrebbero essere destinate ad altre emergenze. Gli eccessi alcolici, d'altronde, rappresentano solo una delle facce di una serata che ha messo a rischio l'incolumità delle persone anche attraverso altre condotte pericolose.
Il rischio dei botti illegali
Accanto all'emergenza alcol, la tradizione pirotecnica ha prodotto i suoi consueti, tragici effetti, con tre persone finite in ospedale a causa dell'esplosione di petardi. Tra di esse, una sedicenne è stata condotta al pronto soccorso del San Giovanni Bosco per le lesioni riportate alle mani, mentre due uomini cinquantenni sono stati trasportati all'ospedale Martini per ferite analoghe. Le condizioni di tutti e tre, per fortuna, non sono state giudicate gravi dai medici e l'esplosione non avrebbe compromesso in modo permanente l'uso degli arti, scongiurando esiti ancor più tragici. Incidenti di questo tipo, che puntualmente si ripetono ogni fine anno, sottolineano i pericoli legati all'uso improprio o illegale di materiale esplodente, spesso maneggiato senza le minime precauzioni.
Un bilancio a carico del sistema sanitario
La notte di festa, nel suo complesso, ha dunque consegnato alle autorità sanitarie un bilancio faticoso, fatto di interventi multipli e simultanei che hanno testato l'efficienza della macchina dei soccorsi. Se da un lato l'assenza di casi di mortalità o di gravità estrema può essere letta con un cauto sollievo, dall'altro l'alto numero di interventi per cause prevenibili, come l'intossicazione etilica acuta o i traumi da botto, impone una riflessione sulle modalità con cui viene vissuta la ricorrenza. L'aumento del cinquanta per cento delle chiamate, infatti, non è un semplice dato statistico ma la fotografia di una notte in cui il confine tra festa e pericolo è stato varcato da troppe persone, giovani e meno giovani, costringendo il sistema a una mobilitazione straordinaria per gestire le conseguenze di scelte individuali spesso sconsiderate.




