Due jet Usa abbattuti nel golfo, Teheran rifiuta la tregua e alza la posta contro Trump
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Redazione Esteri
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Il conflitto che infiamma il golfo, nonostante le dichiarazioni trionfalistiche che periodicamente filtrano dalla Casa Bianca, si sta trasformando in una sfida tecnologica e strategica che l’amministrazione Trump, tornata alla guida degli Stati Uniti, probabilmente non aveva preventivato nelle sue interezza. Nel trentaseiesimo giorno delle ostilità tra Usa, Israele e Iran, la notizia che ha scosso gli osservatori militari non riguarda un semplice danneggiamento o un intercettazione fallita: due caccia americani sono stati abbattuti dalla contraerea iraniana, un evento che segna un punto di svolta cruento in questa escalation. Secondo le prime ricostruzioni, un velivolo sarebbe stato colpito per primo, e poco dopo un secondo apparecchio – sempre di fabbricazione statunitense – avrebbe subito la medesima sorte. Le autorità di Teheran, dal canto loro, hanno immediatamente rivendicato l’operazione, trasformando l’abbattimento in un simbolo di resistenza. I piloti, stando a fonti ufficiali, si sarebbero salvati in due casi su tre, ma resta purtroppo ancora disperso un aviatore; le ricerche, presumibilmente, proseguono in un clima di altissima tensione.
I pasdaran parlano di “venerdì nero” e festeggiano nelle piazze
La reazione iraniana non si è fatta attendere, ed è stata tanto coreografata quanto feroce sul piano retorico. Il portavoce dei pasdaran, Ebrahim Zolfaghari, ha definito la giornata del 4 aprile come un “venerdì nero e umiliante per i nemici americani e sionisti”, sottolineando che il sistema di difesa aerea, da lui descritto come “nuovo e avanzato”, sarebbe riuscito a colpire un caccia F-35 di quinta generazione – uno dei velivoli più sofisticati in dotazione all’esercito americano. Lo stesso Zolfaghari ha aggiunto un dettaglio che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente il bilancio strategico: l’Iran avrebbe anche fermato tre droni strategici e due missili da crociera. Nel frattempo, a Teheran, la folla è scesa in piazza per festeggiare, mentre le agenzie di stampa locali diffondevano immagini di esultanza popolare. Sul piano operativo, non è finita qui: Hezbollah ha rivendicato una serie di raid sia nel nord che nel sud di Israele, prendendo di mira caserme militari e un’area industriale che, a seguito dei bombardamenti, ha preso fuoco. Esplosioni sono state segnalate anche nel nord della capitale iraniana, così come su Beirut, in una notte che ha visto il fronte allargarsi su più direttrici.
La tregua di 48 ore affondata da Teheran e il missile a grappolo su Israele
Sul versante diplomatico, mentre i caccia cadevano e le sirene risuonavano, si consumava un altro fallimento. Secondo quanto riferito da media internazionali, una proposta americana di cessate il fuoco della durata di 48 ore – che avrebbe dovuto scattare a partire dal 4 aprile – sarebbe stata veicolata tramite un paese terzo, probabilmente nella speranza di raffreddare gli animi e avviare un canale negoziale. Teheran, però, avrebbe respinto al mittente l’iniziativa, chiudendo di fatto ogni possibilità di pausa umanitaria o tattica. La scelta iraniana di rifiutare la tregua, in concomitanza con l’abbattimento dei due jet, appare come un messaggio chiaro e privo di ambiguità rivolto a Trump: non ci sarà alcuna resa né alcuna mediazione imposta dall’esterno. Nel frattempo, il conflitto ha prodotto altre vittime civili: un uomo di 79 anni è rimasto ferito nella zona di Kiryat Ata, vicino a Haifa, dopo che un missile balistico iraniano, equipaggiato con munizioni a grappolo, è esploso nelle vicinanze. Il servizio di emergenza Magen David Adom ha spiegato che l’anziano è stato colpito da detriti trasportati dall’onda d’urto, un meccanismo che rende ancora più insidioso e indiscriminato l’impatto di questi ordigni sul territorio israeliano.
Dispersi e roghi industriali, la guerra di logora si fa più sporca
Se il bilancio dei piloti dispersi rappresenta il costo umano più immediato per Washington, la natura stessa degli scontri sta mutando. Non si tratta più solo di duelli aerei o di bombardamenti chirurgici: l’attacco all’area industriale nel sud di Israele, rivendicato da Hezbollah, dimostra che i gruppi alleati di Teheran stanno mirando a infrastrutture sensibili, capaci di innescare incendi e danni economici duraturi. Parallelamente, la contraerea iraniana ha mostrato una capacità di interdizione che molti analisti, almeno all’inizio del conflitto, ritenevano inferiore. L’abbattimento dei due jet – e in particolare di un F-35, se la versione dei pasdaran dovesse trovare riscontri indipendenti – pone interrogativi seri sulla supremazia aerea finora data per scontata. I pasdaran, dal canto loro, hanno parlato di “giornata nera per gli Stati Uniti”, insistendo sul fatto che i sistemi di difesa impiegati sarebbero stati in grado di contrastare anche missili da crociera in volo. Nel frattempo, Trump ha cercato di minimizzare l’impatto dell’accaduto, dichiarando che l’abbattimento non influirà sui negoziati – un tentativo di tenere in vita un tavolo che Teheran, però, sembra aver già abbandonato. Sul terreno, le esplosioni nel nord di Teheran e i continui raid su Beirut tengono alta la tensione, mentre l’uomo di 79 anni ferito dalle munizioni a grappolo diventa il simbolo di una guerra che, ormai, non risparmia nessuno.




