Il fischio, poi il boato: la troupe video finisce (quasi) sotto un missile e riprende tutto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’aria nel sud del Libano, in quella zona di Amouriyeh che si stende a sud di Tiro, sapeva già di polvere da sparo e di macerie quando alcuni giornalisti – tra i quali figurava un collaboratore dell’AFP – avevano puntato le telecamere per documentare i segni lasciati da un attacco precedente. Si trovavano lì, lungo la strada che conduce a Naqura, a poca distanza da un posto di blocco dell’esercito libanese che, solo lunedì scorso, era stato già preso di mira con l’esito tragico della morte di un soldato. Erano sul campo per raccogliere la testimonianza visiva della distruzione, ignari che di lì a pochi istanti il perimetro di sicurezza sarebbe crollato del tutto.

La presa diretta dell’impatto

Il momento esatto in cui il raid aereo è piombato sul villaggio è stato infatti impresso in presa diretta dai loro stessi obiettivi. Le immagini raccontano una sequenza che non lascia spazio a interpretazioni: prima un fischio che taglia l’aria – un suono che chi ha familiarità con questi luoghi impara a riconoscere come un preavviso di pochi secondi – e poi il boato. I reporter erano talmente vicini all’esplosione da offrire, con le loro riprese, una prospettiva rara e inquietante di cosa significhi materialmente trovarsi sotto il cono d’ombra di un missile. Nessuno di loro è rimasto ferito in quell’occasione, nonostante la prossimità dell’attacco; le loro voci, in sottofondo, restituiscono il senso di uno scampato pericolo che sfiora l’incredibile.

Beirut colpita alla luce del giorno

Ma l’intensificazione delle operazioni israeliane non si è limitata al fronte sud. Parallelamente, i sobborghi meridionali della capitale, Beirut, sono tornati a essere bersaglio di attacchi aerei condotti in piena luce, infrangendo quella che talvolta era stata una tendenza a operazioni notturne. Una diretta diffusa da AFPTV ha documentato l’istante preciso in cui un edificio è stato centrato in un’area densamente popolata. I residenti della zona avevano ricevuto in precedenza un rinnovato appello da parte dell’esercito israeliano, che li esortava ad abbandonare immediatamente il settore, motivando l’avvertimento con l’intenzione di colpire quella che è stata definita una “struttura di Hezbollah”. Un edificio adiacente alla strada principale che conduce all’aeroporto è stato avvolto da una colonna di fumo nero e denso, visibile a chilometri di distanza.

I raid nel contesto delle operazioni

Queste azioni si inseriscono in un contesto di scontri che, dopo alterne fasi di tregua, hanno ripreso vigore, intrecciandosi con le dinamiche più ampie della regione. La presenza sul terreno di Hezbollah, insieme alle sue infrastrutture, rappresenta il principale obiettivo dichiarato delle operazioni militari israeliane, che si spingono a colpire obiettivi considerati strategici anche nelle vicinanze di posti di blocco governativi e arterie stradali fondamentali come quella che porta a Naqura. La circostanza per cui un posto di blocco dell’esercito regolare libanese sia stato colpito nei giorni scorsi – con la perdita di un militare – aggiunge un ulteriore elemento di complessità al quadro, evidenziando la permeabilità delle linee di demarcazione in un territorio dove le forze in campo si sovrappongono pericolosamente.

Per i giornalisti che si trovano a coprire il conflitto, la linea del fronte diventa spesso una trappola invisibile. Non erano in trincea, quei reporter di Amouriyeh, ma su una strada battuta, intenti a osservare i danni di un bombardamento precedente quando ne è arrivato un altro. Il loro lavoro, in questo caso, ha prodotto una testimonianza che sfugge a qualsiasi mediazione: quella del pericolo imminente, della minaccia che non distingue tra combattente e osservatore, se non per un margine di secondi che in guerra decide tutto.

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