I dieci comandamenti dei dermatologi per un'estate sicura e la verità sull'assorbimento dei filtri solari

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Sentire la sabbia bollente sotto i piedi, lasciarsi cullare dal rumore delle onde e concedersi un meritato riposo sotto l'ombra di un ombrellone è uno dei piaceri più autentici dell'estate italiana. Eppure, dietro l'apparente mitezza dei raggi solari, si nascondono insidie che è doveroso conoscere per evitare che la tintarella si trasformi in un rischio per la salute. Le radiazioni ultraviolette, nello specifico, rappresentano uno dei principali fattori di rischio per il cancro della pelle, una neoplasia la cui incidenza, come vedremo, è in costante e preoccupante crescita.

Per orientarsi in questo scenario, la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) ha diffuso un decalogo di buone pratiche, un vademecum essenziale che va ben oltre la semplice scelta della crema solare e che abbraccia un concetto più ampio di fotoprotezione.

La prima raccomandazione, forse la più ovvia ma non per questo meno trascurata, riguarda la scelta del fattore di protezione: non esiste un prodotto valido per tutti, ma occorre selezionare un SPF adeguato al proprio fototipo, all'intensità dell'esposizione e alle condizioni ambientali, privilegiando indici pari o superiori a 30.

La corretta applicazione è altrettanto cruciale: la crema dovrebbe essere applicata almeno venti o trenta minuti prima di esporsi al sole, distribuendola uniformemente su tutte le aree esposte – orecchie, collo, mani e piedi compresi – e non direttamente in spiaggia, per garantirne un assorbimento ottimale. Un errore comune è quello di trascurare la protezione nelle giornate nuvolose, dimenticando che i raggi UV penetrano le nuvole e agiscono indistintamente.

I raggi UVA e UVB: un nemico a duplice volto

Per comprendere appieno l'importanza di questi consigli, è necessario fare chiarezza sulla natura delle radiazioni solari. I raggi UVA, che costituiscono ben il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre, sono subdoli: penetrano in profondità nel derma, oltrepassando l'epidermide, e sono i principali responsabili dell'invecchiamento cutaneo precoce, dello stress ossidativo e, di conseguenza, della formazione di rughe e macchie. La loro azione è insidiosa perché agiscono anche attraverso i vetri e sono attivi tutto l'anno.

I raggi UVB, pur rappresentando solo una piccola percentuale, sono estremamente energetici e colpiscono gli strati più superficiali della pelle; sono loro i veri artefici delle scottature e degli eritemi, ma anche del danno diretto al DNA cellulare che può innescare l'insorgenza di carcinomi basocellulari, squamocellulari e, nel caso più grave, del melanoma. Una corretta protezione deve quindi essere a "ampio spettro" per difendersi efficacemente da entrambe le tipologie di raggi.

La SIDeMaST, tuttavia, va oltre e invita a considerare l'intero "esposoma solare", un termine che comprende non solo i raggi UV ma anche la luce visibile e, in particolare, la sua componente blu-violetta. Anche questa, infatti, può giocare un ruolo significativo nei fenomeni di iperpigmentazione, nel melasma e nei processi di fotoinvecchiamento.

Per questo motivo, la protezione moderna sta diventando sempre più "multispettrale"; il professor Pietro Quaglino, direttore della Clinica Dermatologica della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, suggerisce l'utilizzo di filtri colorati, i cosiddetti tinted sunscreens, che contengono ossidi di ferro e offrono una barriera contro la luce visibile molto più efficace rispetto ai prodotti non colorati, specialmente per chi soffre di particolari condizioni come il melasma.

Numeri allarmanti e la strategia della prevenzione personalizzata

L'allarme lanciato dagli specialisti non è frutto di un eccesso di zelo, ma si basa su dati epidemiologici oggettivamente preoccupanti. Il melanoma, che è il tumore cutaneo più aggressivo, ha visto i suoi nuovi casi più che raddoppiare negli ultimi vent'anni nel nostro Paese. Se nel 2004 se ne contavano circa 6.000, oggi la stima annuale si aggira intorno ai 15.000, con una proiezione che per il 2025 potrebbe superare addirittura i 17.000 nuovi casi.

Un aumento che, come spiega il professor Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma Onlus, è solo in parte attribuibile all'invecchiamento della popolazione: quasi 9 casi su 10 sono direttamente legati a un'eccessiva e scorretta esposizione ai raggi UV. In questo contesto, la fotoprotezione personalizzata diventa una parola d'ordine: non esiste una strategia uguale per tutti, poiché le esigenze di un bambino, di una persona con una pelle particolarmente sensibile o di un paziente immunodepresso sono profondamente diverse.

Per i più piccoli, ad esempio, le linee guida sono ancora più stringenti: prima dei sei mesi di vita, l'esposizione diretta al sole è sconsigliata, e quando inevitabile, si deve ricorrere a indumenti protettivi e a creme a base di filtri inorganici come l'ossido di zinco. Anche per i bambini più grandicelli, la regola d'oro resta quella di evitare le ore centrali della giornata, dalle 11 alle 16, e di non lesinare sulla protezione fisica, con cappelli a falda larga e occhiali da sole con filtro CE.

L'arrossamento della pelle e la sensazione di bruciore sono campanelli d'allarme estremi, che segnalano il superamento del limite di sopportazione cutanea; ogni scottatura, anche se apparentemente lieve, aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare un melanoma in età adulta, un monito che non dovrebbe mai essere sottovalutato.

La verità scientifica sull'assorbimento delle creme solari

Negli ultimi anni, sui social media sono circolati messaggi allarmanti riguardanti il passaggio dei filtri solari nel flusso sanguigno, alimentando dubbi e timori infondati sull'uso di questi preziosi alleati della pelle. È vero, come dimostrato da studi scientifici, che alcune sostanze chimiche contenute nei solari, come l'avobenzone o l'oxybenzone, possono essere rilevate nel sangue dopo un'applicazione massiccia e prolungata.

Tuttavia, è fondamentale inquadrare correttamente questi dati: la ricerca è stata condotta in condizioni di laboratorio, con un'applicazione ripetuta quattro volte al giorno su tre quarti del corpo, una situazione di "sovraesposizione" ai prodotti che non rispecchia l'uso quotidiano e che non ha dimostrato alcun effetto nocivo per la salute. Il rischio reale e scientificamente provato resta quello dei danni da raggi UV, che causano l'invecchiamento precoce, il fotoinvecchiamento e il cancro della pelle.

Per chi desidera un approccio ancora più cautelativo, il consiglio degli esperti è quello di preferire prodotti con filtri fisici o inorganici, come l'ossido di zinco e il biossido di titanio, che agiscono come uno schermo riflettendo i raggi solari invece di assorbirli, riducendo al minimo la penetrazione cutanea. In definitiva, la scelta di non proteggersi per timore di un ipotetico e non provato assorbimento di sostanze è un errore logico e sanitario: ci si esporrebbe a un danno certo e immediato per evitare un rischio teorico e non dimostrato.

La prevenzione resta l'arma più efficace e la crema solare, se usata correttamente e in sinergia con abbigliamento e comportamenti adeguati, rimane il baluardo principale per godersi l'estate in tutta sicurezza.

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