Il Psa gratuito nei centri Marilab e la svolta delle terapie su misura contro il tumore della prostata

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La prevenzione di secondo livello, quella che cerca di intercettare una malattia già in atto prima che manifesti i suoi sintomi, si arricchisce di un’opportunità concreta per la popolazione maschile. Il 14 maggio e il 18 giugno, infatti, i centri Marilab propongono due giornate dedicate all’esame del Psa totalmente gratuito, affiancato da percorsi di diagnostica multiparametrica; si tratta di uno screening urologico che si rinforza in un momento storico in cui i numeri restituiscono un quadro epidemiologico di grande impatto. La neoplasia della prostata si conferma come la più diffusa tra gli uomini in Italia, se si considera che circa un individuo su otto – stando alle statistiche correnti – vi andrà incontro nel corso della propria esistenza, con un’incidenza che schizza letteralmente verso l’alto dopo i cinquant’anni e raggiunge il suo apice oltre i sessantacinque. Chi ha avuto casi in famiglia farebbe bene ad anticipare i controlli, visto il peso specifico che la componente genetica esercita su questa patologia.

L’addio alla “taglia unica”: la medicina di precisione diventa lo standard

Non è più tempo di protocolli uguali per tutti, anche se per decenni hanno rappresentato la prassi, quanto piuttosto di strategie terapeutiche cucite addosso al singolo individuo; a dirlo sono le ultime linee guida emerse dai consessi internazionali, a cominciare dal Congresso europeo di urologia 2026 tenutosi a Londra lo scorso marzo. Ogni anno, lo ricordano gli esperti, si registrano nel nostro Paese oltre quarantamila nuove diagnosi di tumore prostatico, una mole impressionante di casi che interessa complessivamente mezzo milione di persone, costringendo la comunità scientifica a rivedere i propri approcci. La direzione è chiara: abbandonare la cosiddetta terapia “a taglia unica” per abbracciare la medicina di precisione, dove lo strumento diagnostico avanzato – come la risonanza magnetica multimodale – e il farmaco di ultima generazione vengono scelti in base alle caratteristiche molecolari della neoplasia e alle esigenze specifiche dell’uomo che ha di fronte il medico.

Criticità organizzative e la spinta per aggiornare i percorsi regionali

Se la scienza corre veloce verso l’orizzonte del trattamento personalizzato, le strutture territoriali arrancano talvolta nel tenere il passo; un esempio lampante arriva dalla realtà siciliana, dove al Buccheri La Ferla di Palermo, il direttore dell’Urologia, Antonio Lupo, e il direttore di Oncologia medica, Nicolò Borsellino, hanno sollevato apertamente il nodo del PDTA, ovvero il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale. Secondo questi specialisti, che lavorano in trincea ogni giorno, è indispensabile che la Regione rinnovi al più presto gli strumenti normativi che regolano la presa in carico, alla luce dell’evoluzione vertiginosa della diagnostica per immagini e delle terapie disponibili. La valutazione multidisciplinare, si sottolinea, non è più un optional ma una necessità irrinunciabile: solo mettendo attorno a un tavolo urologo, oncologo e radioterapista – come avviene nei grandi centri – si può realmente confezionare un percorso di cura che sia efficace e rispettoso della qualità di vita del paziente.

Dalla diagnosi precoce al trattamento mirato: un ecosistema in evoluzione

I farmaci di nuova generazione, come gli inibitori del recettore androgeno (ARSI), si affiancano ormai senza strappi alla vecchia ormonoterapia, mentre la chemioterapia tradizionale – lungi dall’essere stata messa in soffitta – trova nuove indicazioni più selettive grazie a una migliore comprensione dei tempi e delle sequenze di somministrazione. Lo screening, naturalmente, resta il pilastro fondamentale per abbassare la mortalità; lo stesso Psa gratuito offerto da Marilab, unito alla possibilità di accedere a percorsi di diagnostica avanzata, rappresenta un’occasione da non sprecare per quegli uomini che hanno superato la fatidica soglia dei cinquant’anni o che presentano una familiarità di primo grado con la patologia. L’asticella, insomma, si alza: non basta più trattare bene, bisogna diagnosticare presto e con strumenti raffinati, per poi scegliere la terapia più giusta per quella specifica persona, in quel preciso momento della sua storia clinica.

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