Un cantiere comunale e i 68mila kit: la doppia sfida di Oristano contro la West Nile

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La campagna di prevenzione, orchestrata dalla Provincia per arginare la proliferazione delle zanzare e contrastare la diffusione endemica del West Nile, parte con un’arma numerica impressionante – la distribuzione capillare di 68mila kit antilarvali – ma si scontra subito con un paradosso di natura politica e logistica che affonda le radici in un’area cantieristica del centro cittadino. Mentre l’ente provinciale, supportato dalla ditta VediamoCreativo, si prepara a presidiare le piazze a partire dal 28 maggio per consegnare i larvicidi e i depliant informativi della Asl, in via Sardegna la situazione ristagna letteralmente, e non solo a livello metaforico, in un cantiere aperto dal settore Lavori pubblici e manutenzione.

La denuncia della minoranza e l’acqua ferma in piazzetta 11 settembre

È proprio l’intervento di messa in sicurezza del rischio idraulico, situato nella piazzetta 11 settembre fra via Carnia e via Umbria, a generare la preoccupazione maggiore fra i residenti, i quali hanno sollevato i loro timori fino a farli arrivare in consiglio comunale. L’interrogazione, presentata con una certa urgenza dai consiglieri del centrosinistra, descrive una realtà oggettiva difficile da ignorare: all’interno di un’area di proprietà pubblica, e quindi sotto la diretta responsabilità dell’amministrazione, si osservano ampi ristagni d’acqua che perdurano ormai da mesi. Questi ristagni – lo si vede bene osservando lo scavo – rappresentano un ricettacolo ideale per la riproduzione delle zanzare, proprio mentre il Comune intensifica gli appelli alla cittadinanza affinché elimini ogni possibile fonte d’acqua, fosse anche quella raccolta in un banale sottovaso.

La nota stonata, insomma, è quella che i consiglieri di minoranza definiscono senza troppi giri di parole un “evidente paradosso”: da un lato si chiede ai privati di essere sentinelle del proprio giardino, dall’altro un cantiere istituzionale – nato per migliorare la sicurezza idraulica del quartiere – diventa un potenziale focolaio. Nell’atto formale indirizzato al sindaco e alla giunta, i firmatari sostengono che questa situazione rischi di indebolire il messaggio istituzionale di prevenzione; perché, se l’acqua ristagna indisturbata in un’opera pubblica, diventa difficile pretendere rigore dai singoli cittadini.

La macchina provinciale dei kit e le prime tappe della distribuzione

A livello provinciale, la macchina organizzativa non si è fermata, anzi ha messo a punto un calendario fitto di appuntamenti per scongiurare che l’emergenza West Nile, già anticipata dalla comparsa di casi fuori stagione, prenda definitivamente piede. I 68 mila kit, che rappresentano l’asse portante della campagna “Combattiamole insieme”, non saranno lanciati a caso nelle cassette postali, ma distribuiti attraverso presidi diretti nei centri abitati: dalla prima tappa di Riola Sardo e Nurachi (il 28 maggio) fino all’arrivo a Oristano in piazza Roma previsto per il 31 maggio, con orari concentrati nella fascia mattutina dalle 9 alle 13. La scelta, spiegano gli organizzatori, è quella di creare un contatto diretto con la popolazione, consegnando materialmente il prodotto e spiegando le modalità d’uso indicate dalla brochure della Asl.

Oltre ai kit, il piano di contrasto messo a punto dall’ente provinciale prevede da tempo il potenziamento della rete di monitoraggio, con l’installazione di nuove trappole e l’impiego di tecnologie specifiche per i tombini, mirate a colpire le larve nei grigliati stradali. L’obiettivo, evidentemente, è quello di abbassare la densità delle zanzare vettori prima che la stagione calda raggiunga il suo apice, riducendo così le occasioni di contatto con il virus che negli anni scorsi ha causato episodi di infezione anche nell’uomo.

Le responsabilità del cantiere e la percezione del doppio standard

Tornando al cuore della polemica urbanistica, i consiglieri che hanno sottoscritto l’interrogazione – tra cui figurano Francesco Federico (primo firmatario) e altri rappresentanti del centrosinistra – pongono una domanda precisa all’esecutivo cittadino. Chiedono, in sostanza, se l’esecutivo non ritenga che quanto accade nel cantiere contrasti con le prescrizioni impartite alla cittadinanza, e se intenda intervenire con urgenza per rimuovere quelle pozze d’acqua che restano lì, visibili a tutti, in barba alle ordinanze che impongono la bonifica dei ristagni.

La questione, al di là dell’aspetto igienico-sanitario, tocca un nervo scoperto della comunicazione pubblica. Perché una campagna di sensibilizzazione, per quanto ben finanziata e supportata da decine di migliaia di kit, rischia di arenarsi di fronte a un esempio negativo di segno opposto: quello dell’ente locale che, da un lato, si erige a educatore sanitario e, dall’altro, mostra evidenti criticità nella gestione dei propri cantieri. I ristagni in piazzetta 11 settembre, che i tecnici dovrebbero risolvere proprio in virtù dei lavori di messa in sicurezza idraulica, diventano così il simbolo di una prevenzione che deve fare i conti con la credibilità di chi la promuove.

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