West Nile, come riconoscere i sintomi e chi rischia di più

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La febbre West Nile, causata dall’omonimo virus appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, è stata identificata per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto da cui prende il nome. Oggi il patogeno è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e nelle Americhe, trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare del genere Culex, che fungono da vettori. In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità monitora costantemente la situazione, e i dati più recenti, aggiornati al 23 luglio, segnalano 32 casi confermati, di cui 21 concentrati nel Lazio, tutti nella provincia di Latina.

Tra le infezioni registrate, 23 hanno sviluppato la forma neuro-invasiva, la più grave, che può portare a encefalite o meningite, mentre sei pazienti hanno presentato sintomi febbrili lievi e un caso asintomatico è stato rilevato in un donatore di sangue. A preoccupare, in particolare, è il decesso di un’82enne a Fondi, ricoverata per sei giorni prima del peggioramento delle condizioni. Altri contagi sono stati segnalati tra Aprilia, Cisterna di Latina, Pontinia e Sabaudia, aree dove la presenza di zanzare infette sembra essere più elevata.

Ma come distinguere i sintomi del West Nile da quelli di una banale influenza? Nella maggior parte dei casi (circa l’80%), l’infezione decorre in modo asintomatico, ma quando si manifesta, i segni iniziali includono febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei. Nei soggetti fragili – anziani, immunodepressi o chi soffre di patologie croniche – il virus può attaccare il sistema nervoso centrale, provocando complicanze anche letali. A Torino, un 80enne è stato recentemente ricoverato per una forma neuro-invasiva, ma le sue condizioni, fortunatamente, sono in netto miglioramento.

Il periodo di maggiore circolazione del virus coincide con i mesi caldi, da maggio a novembre, quando le zanzare sono più attive. Non esiste un vaccino per l’uomo, né terapie specifiche: il trattamento si limita a gestire i sintomi. Per questo, la prevenzione resta cruciale: evitare ristagni d’acqua, usare repellenti e indossare abiti coprenti nelle ore serali riduce il rischio di punture. Le autorità sanitarie, intanto, intensificano i controlli sulle donazioni di sangue e sugli organi trapiantabili, dato che il virus può essere trasmesso anche per via ematica.

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