West Nile virus, sei morti in Italia: cosa sappiamo su sintomi, trasmissione e prevenzione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La febbre del Nilo occidentale, che da anni circola in Italia in modo endemico, ha già causato sei vittime nel 2025, superando i numeri dello scorso anno e confermando una tendenza che preoccupa le autorità sanitarie. L’ultimo decesso, un uomo di 86 anni ricoverato all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, si aggiunge ai due casi fatali registrati nel Lazio e a quello in Campania, mentre il primo morto – un uomo in Piemonte – aveva contratto il virus già a marzo, anomalia che ha anticipato di mesi la consueta stagione di diffusione.

Il West Nile, trasmesso all’uomo attraverso la puntura di zanzare comuni (Culex pipiens) infette, si manifesta nella maggior parte dei casi in forma lieve o asintomatica, ma può evolvere in encefalite o meningite, specialmente in soggetti anziani o immunodepressi. Dei 44 casi accertati nel Lazio al 29 luglio, almeno tre hanno avuto esito letale, incluso quello di un’82enne di Nerola, deceduta a Fondi dopo essere stata infettata durante una vacanza nel territorio pontino.

Le zone più colpite, oltre al Lazio, includono Piemonte e Veneto, dove le temperature elevate e l’umidità favoriscono la proliferazione delle zanzare. A Rieti, dove il contagio ha registrato un’impennata, è stata organizzata una disinfestazione notturna tra il 30 e il 31 luglio, coinvolgendo decine di quartieri, dal centro storico alle aree periferiche come Campoloniano e Villa Reatina. L’intervento, annunciato dall’assessore Giuliano Sanesi, rientra nelle misure di contenimento adottate dalle regioni, che includono anche il monitoraggio dei focolai e la sensibilizzazione sulla prevenzione.

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