Trump contro la Fed: tensione sui tassi e i dazi americani

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La decisione della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi di interesse, annunciata ieri, ha scatenato una nuova ondata di critiche da parte di Donald Trump, che non ha esitato a esprimere il proprio disappunto attraverso il suo canale preferito, Truth. "La Fed farebbe molto meglio a tagliare i tassi, mentre i dazi statunitensi iniziano a farsi strada nell'economia. Fate la cosa giusta", ha scritto l’ex presidente, aggiungendo un riferimento al 2 aprile come "giorno della liberazione in America". Con questa espressione, Trump allude alla sua politica protezionista, che prevede l’imposizione di dazi sulle importazioni da Paesi come l’Unione europea, inclusa l’Italia, in un contesto di tensioni commerciali che potrebbero riaccendersi.

La posizione di Trump, che non è nuova, riflette una visione economica in cui tassi di interesse più bassi sarebbero essenziali per sostenere la crescita, soprattutto in un momento in cui l’inflazione, seppur in calo rispetto ai picchi del 2022, rimane un tema centrale. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha difeso le parole del presidente, sottolineando che "ha tutto il diritto di criticare la decisione della Fed", aggiungendo che l’amministrazione attuale sta lavorando per contrastare l’inflazione ereditata dal precedente governo. Durante la presidenza Biden, infatti, l’inflazione negli Stati Uniti è salita fino a superare l’8%, un aumento che, sebbene influenzato da fattori globali come la pandemia, è stato spesso strumentalizzato dalla campagna repubblicana.

Intanto, i mercati finanziari reagiscono alle mosse della Fed. I rendimenti dei Treasury americani, sia a breve che a lungo termine, hanno registrato un calo, con il titolo decennale che scende di oltre 2 punti base al 4,231% e quello a 2 anni che perde 1 punto base, attestandosi al 3,97%. Questi movimenti riflettono l’incertezza degli investitori, che stanno ancora digerendo le implicazioni della politica monetaria statunitense. La Fed, dal canto suo, ha mantenuto i tassi di interesse nel range tra il 4,25% e il 4,50%, una scelta che, se da un lato mira a stabilizzare l’economia, dall’altro non sembra soddisfare le aspettative di chi, come Trump, punta su un allentamento monetario più deciso.

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