Caro carburanti, l’incubo dei 2 euro è già realtà: nel Trentino la benzina self supera quota 2,002
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Redazione Economia
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L’illusione di un sollievo ai distributori, quella che per poche ore aveva fatto sperare in una tregua dopo il taglio delle accise deciso dal governo, è già stata spazzata via. E il risultato, per chi deve mettere mano al portafoglio per riempire il serbatoio, è sotto gli occhi di tutti: il prezzo della benzina ha superato la soglia psicologica dei due euro al litro, e in alcune realtà locali come il Trentino la stangata si fa sentire con numeri che non lasciano spazio a fraintendimenti.
I dati diffusi dall’Osservatorio sui prezzi del Mimit raccontano una fotografia impietosa, con il gasolio in modalità self service che tocca una media di 2,086 euro al litro e la benzina che si attesta a 2,002, cifre che trasformano qualsiasi spostamento in un lusso per molte famiglie.
Il corto circuito del taglio delle accise
L’intervento messo in campo dal governo nazionale, volto a frenare la corsa al rialzo dei carburanti attraverso uno sconto di quattordici centesimi sulle accise, si è rivelato un palliativo dalla durata effimera. A lanciare l’allarme erano stati già nei giorni scorsi alcuni organi di stampa, segnalando come di quei quattordici centesimi teorici, meno di undici arrivassero effettivamente alla pompa.
Un effetto ridotto all’osso, che ha finito per essere completamente annullato dalla volatilità dei listini internazionali e dalle dinamiche speculative della filiera, tanto che l’ottimismo generato dalla misura è durato lo spazio di qualche ora prima che i prezzi riprendessero la loro corsa. Basti osservare i dati nazionali per rendersene conto: sulla rete ordinaria, la benzina self service viaggia a 1,998 euro al litro, in leggero rialzo rispetto ai 1,995 di ieri, mentre il gasolio sfiora i 2,092 euro, una differenza che appare minima ma che segna un trend inequivocabile verso l’alto.
Le autostrade e il paradosso della Basilicata
Se i prezzi sulla rete urbana appaiono già proibitivi, la situazione si aggrava ulteriormente quando si mette piede in autostrada, dove il rifornimento diventa un vero e proprio salasso. Sui tratti autostradali, infatti, il prezzo medio self service della benzina schizza a 2,083 euro al litro, mentre per il gasolio occorre mettere in conto una spesa di 2,171 euro, cifre che ridimensionano qualsiasi discorso sulla convenienza di viaggiare su quattro ruote.
Un quadro che si tinge di ironia amara in regioni come la Basilicata, dove Federconsumatori ha sollevato una polemica destinata a far discutere: ci troviamo di fronte a un paradosso a più facce, perché proprio nel territorio che produce petrolio si registrano alcuni dei prezzi più alti d’Italia, una contraddizione che si somma alla bassa densità abitativa regionale, che obbliga i residenti a coprire grandi distanze per lavoro e necessità quotidiane, e alla rete di distributori meno capillare rispetto ad altre aree del Paese, fattori che alimentano ulteriori spazi di speculazione da parte dei
Gestori. Una spirale perversa che espone le famiglie lucane a un serio rischio di indebitamento, in un contesto economico già reso fragile dall’inflazione.
La scadenza del 6 agosto e il pressing politico
La data del 6 agosto, termine fissato per il taglio delle accise, incombe come una spada di Damocle sul futuro del caro prezzi, e il governo si trova ora a studiare nuove misure per arginare gli aumenti in vista di quella scadenza, mentre il primo grande esodo di agosto si consuma già sotto la stangata dei distributori.
Matteo Salvini, intervenuto alla festa della Lega a Cervia, è tornato a tuonare sul fronte delle tasse, rivendicando con forza la linea politica che vuole proteggere i cittadini da ulteriori aggravii: «Non ci hanno votato per tassare gli italiani», ha dichiarato con tono tranchant, aprendo di fatto un nuovo fronte polemico contro le banche e le grandi istituzioni finanziarie, che secondo il leader del Carroccio dovrebbero farsi carico degli sforzi economici al posto della popolazione.
Il messaggio, lanciato dalla tradizionale kermesse estiva che da una decina d’anni si tiene sotto la torre San Michele a Cervia, arriva in un momento politico delicato, con il governo chiamato a trovare un equilibrio tra le esigenze di bilancio e la pressione fiscale che pesa sulle famiglie.
Un incubo che non accenna a finire
Per gli automobilisti italiani, quelli che ogni giorno affrontano il traffico delle città o percorrono le strade statali per raggiungere il posto di lavoro, la realtà dei fatti è che l’incubo dei due euro non è più un’ipotesi ma una certezza matematica. E se l’allarme era stato lanciato in anticipo dalla stampa, oggi i numeri ufficiali non fanno che confermare le peggiori previsioni, con il caro carburanti che si configura come una voce di spesa insostenibile per un numero crescente di nuclei familiari.
In attesa di conoscere le decisioni che verranno prese a livello centrale, i gestori degli impianti registrano un afflusso costante di clienti che cercano invano il distributore più economico, mentre le associazioni dei consumatori continuano a denunciare l’assenza di una strategia strutturale per affrontare la volatilità del mercato energetico.
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