Allenamento olimpico di discesa a Bormio, un test dimezzato per risparmiare energie

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sulla Stelvio, teatro di memorabili imprese, l’ultima prova cronometrata prima della gara olimpica si è trasformata in un esercizio di pura tattica, dove la prudenza ha prevalso nettamente sull’agonismo. Mentre il cielo coperto limitava non poco la visibilità, solo ventitré atleti sui quarantaquattro attesi hanno infatti deciso di scendere in pista, in una sorta di assemblea generale dimezzata che ha visto assenti quasi tutti gli azzurri, protagonisti invece del secondo allenamento, e diversi altri big della velocità. Tra chi ha rinunciato, optando per un riposo ritenuto più produttivo, si sono contati Giovanni Franzoni, Mattia Casse e Florian Schieder, oltre allo statunitense Ryan Cochran-Siegle, detentore del miglior tempo mercoledì, e agli svizzeri Stefan Rogentin e Niels Hintermann, reduci da una selezione interna che ha definito i quartetti nazionali. Unico italiano al via, Dominik Paris ha sfruttato la sessione per un collaudo mirato, concentrandosi sulla parte alta del tracciato e concludendo il suo percorso senza spingere a fondo, a oltre otto secondi dal tempo di riferimento.

La scelta tattica dei big e il ritorno di Paris

La decisione di molti atleti di non esporsi, presa dopo due giorni di prove già rivelatrici delle condizioni della pista, ha svuotato di significato agonistico l’allenamento, convertendolo in un mero strumento di verifica tecnica. “Non ho più nulla da dimostrare, posso solo vincere”, ha commentato Paris, sottolineando come l’obiettivo primario fosse ormai la gara in programma. Il campione, che proprio sulla Stelvio esordì in Coppa del Mondo con una vittoria oltre undici anni fa, ha anche riferito di aver risolto i fastidi alla caviglia che lo avevano preoccupato, un dettaglio non secondario in vista dell’appuntamento che conta. Il suo approccio, del resto, è stato condiviso dalla maggior parte dei rivali: quello di ieri non era il giorno per rischiare, bensì per affinare le sensazioni e conservare le energie, in un calcolo strategico dove ogni potenziale caduta o affaticamento poteva rivelarsi decisivo per le ambizioni di medaglia.

I tempi e lo scenario per la finalissima

A segnare il miglior tempo in questo test volontariamente a bassa intensità è stato il canadese James Crawford, le cui prestazioni, come quelle di tutti i partenti, vanno però interpretate alla luce del contesto. I risultati, infatti, non possono essere considerati un attendibile pronostico per la finale, poiché riflettono scelte individuali di gestione e non una reale competizione. La pista, sebbene sia la stessa che ha regalato a Paris sette successi in carriera nelle discipline veloci, si presenterà domani con un manto nevoso diverso e, soprattutto, con la pressione unica dei cinque cerchi, un fattore che ha storicamente influito sulle performances dell’altoatesino. La gara di sabato rappresenta dunque un capitolo a sé, un’occasione irripetibile per chi, come Paris, ha collezionato tutti i successi possibili tranne quello olimpico, in un palmarès altrimenti ricchissimo.

Il peso dell’attesa e la prova dei fatti

L’atmosfera che si respira a Bormio, pertanto, è carica di quella particolare tensione che precede solo gli eventi più importanti, dove il destino sembra a volte mettersi in gioco. La scelta di risparmiarsi nell’ultimo allenamento, se da un lato appare come una mossa razionale dettata dall’esperienza, dall’altro accresce l’attesa per una discesa che deciderà tutto in poco più di un minuto e mezzo di pura concentrazione. La storia personale di Paris su questa pista, unita alla ricerca di quel metallo che gli è sempre sfuggito, costruisce una narrazione potente, che dovrà però essere confermata dai fatti. Mentre i tecnici analizzano i pochi dati utili raccolti ieri, gli atleti si preparano per lo showdown, consci che nessuna tattica di risparmio potrà sostituire la perfezione tecnica e il coraggio necessari a vincere una medaglia olimpica.

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