Dazi Ue-Usa, accordo vicino al 15% con esenzioni per i prodotti sensibili

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Bruxelles e Washington sarebbero ormai a un passo dal trovare un’intesa sui dazi commerciali, dopo mesi di trattative che hanno più volte rischiato di sfociare in una guerra economica aperta. Secondo quanto riportato dal Financial Times e confermato da fonti diplomatiche europee, l’ipotesi sul tavolo prevede tariffe reciproche del 15% sulle esportazioni, con deroghe per alcune categorie di beni considerati particolarmente sensibili. Un compromesso che, se raggiunto, permetterebbe all’Unione europea di evitare lo scenario peggiore – quello dei dazi al 30% minacciati dall’amministrazione statunitense – mentre gli Stati Uniti, con Trump nuovamente alla Casa Bianca, potrebbero presentare l’accordo come un successo sia per l’economia interna che per la politica estera.

La proposta ricalcherebbe sostanzialmente quella già siglata tra Washington e Tokyo, dimostrando una linea coerente da parte americana nei negoziati con i principali partner commerciali. A Bruxelles, durante l’ultima riunione del Coreper, il commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha aggiornato gli ambasciatori degli Stati membri sullo stato delle trattative, lasciando trapelare un cauto ottimismo. Nonostante ciò, alcuni dettagli restano ancora da definire, soprattutto in merito alle esenzioni, che potrebbero riguardare settori come l’automotive o l’agroalimentare, cruciali per diversi Paesi europei.

Nel frattempo, però, l’Ue non ha abbandonato la preparazione di possibili ritorsioni. La Commissione ha infatti unificato le due liste di contromisure precedentemente elaborate – una da 21 miliardi e l’altra da 72 – portando a 93 miliardi il potenziale importo dei dazi europei su prodotti statunitensi. La misura, che non entrerà in vigore prima del 7 agosto, rappresenta un chiaro segnale di deterrenza, anche se l’obiettivo rimane quello di chiudere un accordo senza ricorrere a strumenti estremi.

Parallelamente, sembra essersi modificato l’equilibrio tra i Paesi membri riguardo all’eventuale attivazione del cosiddetto “bazooka”, lo strumento anti-coercizione mai utilizzato prima dall’Unione. Se fino a poco tempo fa molti governi mostravano reticenza, ora una maggioranza si direbbe favorevole a concedere alla Commissione poteri più ampi per reagire in modo aggressivo, qualora i negoziati dovessero fallire. Una svolta che riflette la crescente consapevolezza dei rischi legati a un’escalation, ma anche la volontà di non apparire divisi di fronte a una controparte determinata.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.