Bologna, arriva la zona a 20 all’ora nel quartiere Navile: è la prima “residenziale scolastica”
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Redazione Interno
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Non solo la contestata svolta della “Città 30” – una misura che, tra battaglie giudiziarie e polemiche politiche, ha finito per monopolizzare il dibattito sulla sicurezza stradale nel capoluogo emiliano – ma ora Bologna compie un ulteriore passo nella direzione della moderazione del traffico veicolare. È stata infatti annunciata la realizzazione della prima zona residenziale scolastica con limite di velocità fissato a 20 chilometri orari. L’intervento, che ha carattere di sperimentazione pilota, interesserà l’area del quartiere Navile, più precisamente quella che gravita attorno al parco Grosso.
L’iniziativa si inserisce a pieno Titolo in un quadro di azioni più ampio, quello del progetto europeo Reallocate da un lato, e dall’altro nei binari tracciati da “Bologna Missione Clima” e dalla stessa “Bologna Città 30”. Il Comune, nel presentare la misura, ha chiarito come si tratti di un tassello strategico per il progressivo ridisegno della viabilità urbana: un’opera che mira a coniugare la sicurezza stradale – con una particolare attenzione alla moderazione della velocità dei mezzi – al miglioramento della pedonalità e della ciclabilità. L’obiettivo dichiarato, insomma, è quello di restituire qualità allo spazio pubblico, con un occhio di riguardo verso i soggetti più vulnerabili, come i bambini e le bambine che frequentano le strutture scolastiche della zona.
Le vie interessate dal nuovo limite e la tempistica dei lavori
A delineare il perimetro della nuova zona a 20 all’ora è il quartiere Navile, in un’area ben circoscritta che comprende un sistema di strade interne e di collegamento locale. Nello specifico, il nuovo regime di velocità sarà in vigore in un quadrilatero che include via Erbosa, via Gobetti, via Cristoforo da Bologna e via Manin. Si tratta di un intervento pilota che, stando a quanto comunicato, dovrebbe diventare operativo entro il mese di giugno: un cronoprogramma che fa seguito all’entrata in vigore delle nuove ordinanze “zona per zona” che, superando di fatto la precedente bocciatura da parte del Tar, hanno ripristinato l’impianto normativo della Città 30.
L’istituzione di questa zona sperimentale arriva in un momento particolare per la mobilità cittadina, segnato anche dai cantieri per il tram e dalle conseguenti riconfigurazioni di alcuni snodi cruciali, come l’incrocio tra via Manin e via Giovannini. Pur non essendo direttamente collegato all’infrastruttura tranviaria, il progetto pilota al Navile rappresenta un banco di prova concreto per valutare l’efficacia di limiti così restrittivi in contesti ad alta densità residenziale e scolastica, laddove la promiscuità tra pedoni, ciclisti e automobilisti è massima.
Un progetto pilota che fa da contraltare alla guerra dei 5000 fogli
La decisione di procedere con questa ulteriore stretta arriva a pochi mesi di distanza da uno dei capitoli più paradossali della disputa tra il Comune di Bologna e il Ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini. Una disputa, quella sulla Città 30, che sembrava essersi arenata su un intoppo burocratico di portata quasi surreale. Per adeguarsi a una direttiva ministeriale risalente al 1979 – emanata quindi quasi cinquant’anni fa, in un contesto normativo antecedente allo stesso Codice della Strada del 1992 – l’amministrazione comunale si era vista costretta a compilare un dossier tecnico. Il risultato, paradossalmente, è stato un volume di 5000 pagine in cui venivano elencati, con precisione puntigliosa, i giustificativi necessari per la riduzione dei limiti su ogni singola strada o tratto di strada.
Il Tar, pur riconoscendo la bontà dell’iniziativa del Comune, aveva preso atto della posizione ministeriale; il Codice della Strada, infatti, attribuisce al Ministero la potestà di opporsi a tali provvedimenti. Di fronte a quella che molti avevano letto come una vittoria di Pirro della burocrazia centrale, il Comune non aveva impugnato la sentenza ma aveva scelto la via dell’adempimento meticoloso, producendo quella mole impressionante di carte. La realizzazione della zona a 20 all’ora al Navile, dunque, segna un cambio di passo: si passa dalla resistenza sulla carta all’intervento fisico sul territorio, seppur limitato a un’area circoscritta.
L’orizzonte della moderazione del traffico tra sperimentalismo e obblighi normativi
La scelta di istituire una “zona residenziale scolastica” a 20 chilometri orari non è isolata nel panorama europeo, dove da decenni si moltiplicano interventi estensivi di riduzione della velocità urbana. La misura si fonda su un principio tecnico consolidato: l’incompatibilità del limite generale dei 50 km/h – adottato storicamente nei centri abitati – con l’obiettivo di garantire livelli di sicurezza stradale minimamente adeguati. Laddove il rischio per gli utenti deboli della strada cresce in maniera esponenziale con l’aumentare della velocità, l’abbassamento del limite a 30 (e ora a 20 in questa specifica zona) risponde a una logica di prevenzione primaria.
L’intervento al Navile rappresenta per l’amministrazione un’opportunità per testare sul campo l’efficacia di una moderazione spinta del traffico, assumendosene il rischio politico e amministrativo in una porzione di città ben definita. Se da un lato il Ministero aveva in precedenza osteggiato l’estensione generalizzata del limite a 30 chilometri orari, dall’altro l’approccio “pilota” della nuova zona a 20 – circoscritta a poche vie e fortemente connotata in chiave scolastica – potrebbe rappresentare un modello replicabile per altre aree sensibili della città, laddove la convivenza tra flussi veicolari e vita di quartiere richiede soluzioni calibrate e puntuali.




