Sciopero ferroviario paralizza l’Italia, adesione al 90%: caos e disagi per migliaia di pendolari
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Redazione Interno
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Un martedì di totale disordine per i trasporti, quello che si è appena concluso, con lo sciopero nazionale di otto ore – dalle 9 alle 17 – che ha coinvolto il personale di Ferrovie dello Stato, Trenitalia, Tper e Trenord. L’astensione dal lavoro, definita "massiccia" dalle stesse organizzazioni sindacali, ha superato il 90% in alcuni comparti, lasciando intere stazioni in balia del caos e costringendo migliaia di passeggeri a rivedere i propri piani. Cancellazioni a raffica, ritardi cumulativi, code interminabili alle biglietterie: il bilancio è quello di una giornata nera per la mobilità, con ripercussioni che si sono protratte ben oltre la fine formale della protesta.
I sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt, insieme ad altre sigle minori, hanno rivendicato l’alto tasso di partecipazione, sottolineando come i presidi organizzati nei principali snodi ferroviari abbiano raccolto un’adesione superiore alle attese. Le ragioni dello sciopero, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni: il rinnovo del contratto collettivo, bloccato dalla fine del 2023, l’assenza di misure concrete contro il dumping salariale e l’aumento preoccupante delle aggressioni al personale in servizio. Questioni annose, che riemergono periodicamente senza trovare soluzioni definitive, trasformando ogni protesta in un braccio di ferro tra parti sociali e governo.
A Torino Porta Nuova, come in altre grandi stazioni, l’atmosfera era quella di un giorno senza orari. "Dovevamo arrivare a Perugia per cena, ma slitteremo alle 22.40", ha raccontato una viaggiatrice, mentre un altro passeggero, direzione Udine, si rassegnava a un rientro notturno. Le ventuno corse soppresse solo nel Lazio – dove i pendolari della Sabina hanno affrontato code mostruose anche a causa di un incidente stradale a Settebagni – sono la punta dell’iceberg di un sistema al collasso. E se il ministro Salvini continua a definirsi "vittima di un settore ingovernabile", i numeri parlano chiaro: l’ultimo flop ferroviario è solo l’ennesimo capitolo di una crisi che non accenna a placarsi.




