Milan, il nodo Amorim tra fiducia di Cardinale e una rosa da rifondare

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sconfitta interna contro il Benfica, maturata mercoledì sera a San Siro nel debutto stagionale di Europa League, ha acceso i riflettori su Rúben Amorim e sulla sua posizione alla guida del Milan. Il ko per 0-2, primo passo falso in una gara ufficiale da quando il tecnico portoghese siede sulla panchina rossonera, ha spinto Gerry Cardinale a un confronto diretto con l'allenatore.

Il proprietario del club ha seguito la partita da New York e, secondo quanto filtra da Milanello, non ha nascosto il proprio disappunto per la prestazione offerta dalla squadra, chiedendo spiegazioni immediate sulla perdita di identità collettiva evidenziata nei primi impegni stagionali.

La posizione di Amorim, tuttavia, non è mai stata realmente in discussione. Cardinale ha scelto personalmente il tecnico portoghese al termine di un lungo casting estivo, rimanendo colpito dalla sua visione di calcio fondata su possesso, aggressività e intensità. La scelta di affidargli la panchina è stata il frutto di una precisa volontà di rottura rispetto al passato recente, una transizione stilistica che la proprietà statunitense ha finanziato con un mercato dispendioso e ricco di colpi pesanti.

Per questo motivo, un dietrofront dopo appena cinque partite ufficiali equivarrebbe per Cardinale a una sconfessione della propria strategia, oltre che del proprio investimento personale. L'allenatore è stato voluto al centro del progetto, non come semplice coordinatore tecnico-tattico della rosa, e ricevette consensi trasversali quando fu chiarito il cambio di filosofia.

Il percorso di Amorim sulla panchina rossonera è iniziato con due vittorie, contro Torino e Venezia, seguite da due pareggi, con Juventus e Lazio, e dal tonfo europeo contro il Benfica. Un avvio tutto sommato accettabile sul piano dei risultati, ma che nasconde un problema strutturale evidenziato con chiarezza dalle statistiche: in cinque partite ufficiali, l'allenatore ha schierato cinque formazioni diverse, senza mai proporre lo stesso undici titolare.

Una rotazione esasperata che il tecnico ha provato a giustificare con la necessità di valutare da vicino i propri uomini prima di prendere decisioni definitive, ma che ha finito per privare la squadra di quei riferimenti e di quegli automatismi indispensabili per competere ad alti livelli.

Nonostante il valzer delle formazioni, alcune gerarchie sembrano essersi già definite con una certa nettezza. Mike Maignan tra i pali, Koni De Winter e Strahinja Pavlović in difesa sono gli unici tre calciatori ad aver accumulato 450 minuti su 450 disponibili, rappresentando di fatto l'ossatura su cui Amorim intende costruire. Subito dietro di loro, l'attaccante Gonçalo Ramos si è confermato un punto fermo con 445 minuti all'attivo, mentre Yunus Musah, con 405 minuti, è diventato un elemento imprescindibile nelle rotazioni del tecnico.

Sul fronte opposto, destano perplessità le dichiarazioni dello stesso Amorim sulla conformazione della rosa, giudicata solo parzialmente funzionale al suo sistema di gioco, un cambio di valutazione rispetto alle lodi sperticate riservate al mercato estivo appena due settimane prima.

La sfida di domenica sera a San Siro contro il Lecce assume ora i contorni di un passaggio obbligato per il Milan di Amorim. Non tanto per la salvezza della panchina, che resta saldamente nelle mani del tecnico, quanto per la necessità di invertire una tendenza al ribasso che rischia di compromettere l'intera stagione. Cardinale ha chiesto una netta inversione di rotta, pretendendo meno esperimenti tattici e più certezze di formazione.

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