Nordio: all'estero ridono del nostro sistema, i magistrati devono recuperare credibilità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro della Giustizia ha recentemente rimarcato, con una dichiarazione che ha catturato l'attenzione dell'opinione pubblica, come il sistema giudiziario italiano sia visto con sufficienza oltre i propri confini, un giudizio che pesa sulla credibilità dell'intera magistratura. La sua riflessione si inserisce nel dibattito, ormai centrale, sulla riforma della separazione delle carriere, un tema che egli affronta distinguendo nettamente il transito di funzioni dalla questione, da lui ritenuta più problematica, della valutazione. Nello specifico, ha sottolineato come, nell'organismo di autogoverno, i magistrati requirenti, coloro i quali sostengono l'accusa, esprimano il proprio voto sui giudici, che sono invece chiamati a un ruolo di imparzialità. Una commistione di ruoli che, a suo avviso, mina le fondamenta stesse della percezione di equità dell'ordinamento.

Il modello tedesco e il confronto europeo

Oltre i confini nazionali, esistono modelli differenti che ispirano il percorso di riforma, tra i quali spicca quello della Germania. Oltre il Reno, come documentato da un dossier del Servizio Studi della Camera, la separazione tra giudici e pubblici ministeri è infatti molto più marcata. I secondi, in particolare, sono considerati funzionari dipendenti dall'esecutivo, ricevendo direttive dal Procuratore generale e, in ultima istanza, dal ministro della Giustizia. Le due carriere, sebbene talvolta si registrino passaggi dall'una all'altra, procedono su binari distinti e godono di uno status differente, configurando un assetto che limita drasticamente le aree di sovrapposizione e di reciproca influenza.

La posizione del Comitato per il 'No'

Contro la riforma costituzionale si è schierato il Comitato Giusto Dire No, il cui presidente esecutivo, Antonio Diella, pur definendo "evidente" la natura radicale del proprio soggetto rispetto alla proposta, ha lanciato un appello a non "buttarla in politica". Durante la conferenza di presentazione del Comitato, ha esortato a ragionare sui contenuti specifici della riforma, evitando di trasformare lo scontro in una sterile contrapposizione tra destra e sinistra o tra governo e opposizione. Un invito, il suo, a concentrarsi sugli argomenti sostanziali, lasciando da parte le logiche di schieramento che spesso caratterizzano il dibattito pubblico.

Una battaglia che vuole essere dei cittadini

Sulla stessa linea si è espresso l'avvocato Enrico Grosso, presidente dello stesso Comitato, il quale ha voluto rimarcare con forza come la loro iniziativa debba essere intesa come una "battaglia dei cittadini contro una riforma costituzionale sbagliata". Egli ha espresso la preoccupazione che il Governo e la maggioranza di riferimento possano tentare di trascinare la magistratura su un piano di conflitto politico, una dinamica che, a suo giudizio, andrebbe assolutamente evitata. La sua dichiarazione mira a delimitare con chiarezza il campo, affinché la campagna referendaria non venga interpretata come un'azione della magistratura contro la maggioranza al potere.

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