Esplosione a Piana del Sole, crollano tre palazzine: due anziani estratti vivi dalle macerie
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Redazione Interno
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Il boato – avvertito distintamente anche a chilometri di distanza, quasi fosse un tuono in un cielo limpido – ha squarciato la quiete di una domenica qualsiasi nel quadrante sud-ovest della Capitale. È accaduto poco prima delle tredici, in un fazzoletto di territorio compreso tra via Tavagnasco e via Cigliè, nella località di Piana del Sole, un lembo di periferia che si stende a ridosso della Roma-Fiumicino e del dedalo di centri commerciali di Parco Leonardo. Una violenta deflagrazione, la cui origine sarebbe riconducibile all’esplosione di una bombola di gpl, ha radicalmente trasformato l’assetto di tre edifici adiacenti: uno di questi è letteralmente collassato su sé stesso, mentre gli altri due, pur restando in piedi, hanno subito danni strutturali talmente estesi da risultare inagibili.
Tra le macerie fumanti e i detriti sparsi per decine di metri – alcuni dei quali, come testimoniato da un residente di via Demonte, sono volati fin dentro le cucine delle case circostanti, deformando infissi e finestre – i vigili del fuoco hanno immediatamente avviato le operazioni di soccorso. L’intervento tempestivo delle squadre, supportate dai sanitari del 118 e dagli agenti della polizia di Stato, ha consentito di localizzare ed estrarre due persone rimaste sepolte sotto il cumulo di calcinacci e lamiere. Si tratta di una coppia, marito e moglie, rispettivamente di 86 e 84 anni, che trasportati d’urgenza in codice rosso all’ospedale Sant’Eugenio, hanno riportato traumi gravi, ma sono stati strappati vivi alla sorte peggiore.
L’onda d’urto e i soccorsi: uno scenario da “Beirut”
La potenza dell’onda d’urto non si è limitata a polverizzare le pareti delle tre villette – ridotte a un groviglio di materiali – ma ha investito con violenza l’intero contesto urbano circostante. I detriti, proiettati a centinaia di metri, hanno danneggiato numerose auto in sosta lungo le carreggiate, mentre i vetri delle abitazioni limitrofe sono andati in frantumi sotto la pressione dell’esplosione. Sul posto, l’impressione lasciata ai primi soccorritori è stata quella di un campo di battaglia: un tappeto di macerie che si estendeva per l’intero fronte degli edifici coinvolti, interrotto solo dalle colonne di polvere che si levavano dall’area del crollo.
L’intervento di soccorso, coordinato dai vigili del fuoco del distaccamento di Ostia, si è articolato su più fronti. Mentre le squadre specializzate procedevano a sondare con strumenti di precisione i vuoti lasciati dal crollo per escludere la presenza di ulteriori dispersi – accertamento che ha poi dato esito negativo –, un’altra parte del dispositivo si concentrava sulla messa in sicurezza degli edifici danneggiati, il cui perimetro risultava altamente instabile. La priorità immediata, dopo l’estrazione della coppia di anziani, è diventata quella di prevenire eventuali cedimenti secondari che avrebbero potuto coinvolgere i palazzi ancora in piedi ma compromessi.
Lo sfollamento e il racconto della paura
L’area della deflagrazione, situata in un tessuto urbano a densità medio-alta, ha reso inevitabile l’evacuazione immediata di un gran numero di residenti. Circa settanta persone, tra cui molti anziani e famiglie con bambini, sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, riversandosi in strada nell’attesa che gli artificieri e i tecnici comunali completassero le verifiche di statica sugli stabili limitrofi. Le operazioni di sgombero, gestite in sinergia con la protezione civile, hanno interessato non solo i tre edifici direttamente coinvolti, ma anche le palazzine adiacenti, che hanno subito danni alle strutture portanti o agli infissi.
La testimonianza di un residente, Cristian, che si trovava nella sua abitazione di via Demonte al momento dello scoppio, restituisce la dimensione del terrore collettivo. Racconta l’uomo di aver avvertito un boato secco, seguito da un fragore prolungato mentre un detrito di legno sfondava l’ingresso della sua cucina, scagliato con una forza tale da piegare i telai delle finestre. Un racconto che fa da eco alla dichiarazione di Marco Palma, consigliere municipale giunto sul posto, il quale ha paragonato lo scenario a quello di una città martoriata da un conflitto, tanto vasta era la dispersione dei materiali e tanto profondo lo sgomento dipinto sui volti degli sfollati.
L’ipotesi della bombola di gpl e i rilievi tecnici
Sul fronte investigativo, le forze dell’ordine hanno avviato i primi rilievi per ricostruire con esattezza la dinamica dell’incidente. Sebbene la causa sia stata immediatamente ricondotta a una bombola di gas innescata da una fuga – elemento che spiegherebbe la violenza della deflagrazione, capace di radere al suolo le pareti di tre strutture in muratura –, gli inquirenti mantengono un approccio cauto, in attesa di completare le ispezioni sui reperti. I tecnici stanno verificando lo stato degli impianti e la conformità delle bombole rinvenute tra i detriti, elementi cruciali per determinare se si sia trattato di un incidente domestico accidentale o di un guasto tecnico occorso prima dello scoppio.
Gli accertamenti, coordinati dalla procura della Repubblica, si concentrano ora sull’analisi dei frammenti dell’edificio crollato e sull’ascolto delle persone sfollate, per avere un quadro chiaro di quanto accaduto nei minuti antecedenti la tragedia. I vigili del fuoco, dopo aver completato le ricerche e aver escluso la presenza di altre vittime sotto le macerie, hanno proceduto a mettere in sicurezza l’intera area, presidiata ancora a distanza di ore dalle forze dell’ordine per impedire l’accesso ai curiosi e per permettere ai rimorchiatori di rimuovere i veicoli danneggiati che ancora intralciavano la viabilità.




