Addio a Pamela Genini, uccisa a Milano dal suo ex fidanzato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella chiesa di Strozza, in provincia di Bergamo, si è celebrato l’ultimo, straziante saluto a Pamela Genini, la ragazza di 29 anni la cui vita è stata stroncata da una serie di coltellate, inferte nella sua abitazione milanese nel quartiere di Gorla. L’autore del gesto, come è stato accertato, è Gianluca Soncin, il suo ex fidanzato, che ha posto fine alla loro relazione con un atto di violenza inaudita. Prima che la bara, avvolta in un silenzio carico di dolore, lasciasse il luogo sacro, le note di “Nothing compares 2 You”, una ballata struggente resa celebre dalla voce di Shinead O’Connor, hanno riempito la navata, offrendo una colonna sonora di struggente malinconia a un addio che nessuno avrebbe mai voluto dover vivere.

L'omelia del parroco: una vita spezzata dall'egoismo

Durante la cerimonia funebre, il parroco Luigi Carminati, nel pronunciare la sua omelia, ha descritto una realtà di fronte alla quale “ogni parola umana si fa piccola, povera e fragile”. Ha parlato, senza mezzi termini, di una giovane esistenza sfigurata da quelli che ha definito i “flagelli dell’egoismo e della prepotenza”, attribuendoli a uomini che, nella sua analisi, si rivelano capaci soltanto di possedere e del tutto incapaci di amare. Il riferimento, sebbene non esplicito, andava alla dinamica del femminicidio, che ha visto la vittima decidere di porre fine a una relazione già segnata, come emerso, da mesi di violenze e minacce reiterate.

L'assenza dell'ex fidanzato e testimone chiave

Una nota di contorno, ma significativa, è stata l’assenza di Francesco Dolci, l’ex fidanzato di Pamela che, nelle indagini, è emerso come un testimone particolarmente importante per ricostruire il clima di violenza che la donna aveva subito. L’uomo ha giustificato la sua mancata presenza affermando di aver ricevuto dalla questura un “caldo consiglio” a non partecipare, motivato da “questioni di ordine pubblico”. Tale raccomandazione sarebbe seguita ad aggressioni e a una violazione di domicilio che lo avrebbero coinvolto direttamente, circostanze che lo hanno spinto a dichiarare, con una certa amarezza, che “riporterò la cagnolina alla madre, ma mi toglierò sassolini dalle scarpe”.

Il ricordo delle amiche: il puzzle incompleto delle violenze

All’uscita dalla chiesa, tra la folla di conoscenti e amici, Elisa Bartolotti, socia e amica della vittima, stringeva tra le mani un mazzo di fiori bianchi, colore che Pamela amava in modo particolare. Il suo sguardo, celato da un paio di occhiali da sole, non riusciva a nascondere tutto il peso di una perdita così assurda. Ricordando la giovane, l’ha descritta come una persona “piena di vita, solare, dolcissima”, il cui vuoto sarà difficile da colmare. Le sue parole hanno anche accennato alla complessità di leggere la situazione mentre questa era in corso, confessando che, di fronte ai segnali di allarme, “avevamo solo un pezzo del puzzle”, un’ammissione che racchiude il dramma di chi, pur vicino, non riesce a intuire fino in fondo la tragedia che si sta per consumare.

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