Un banco vuoto e migliaia di fiaccole: il liceo Righi e Bologna ricordano Giovanni Tamburi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un banco scolastico, quello al terzo piano del liceo scientifico Righi, è rimasto inevitabilmente vuoto, trasformato in un improvvisato e silenzioso santuario laico ricoperto di fiori e di messaggi. Una circostanza, quella dell’assenza fisica degli studenti dalla loro aula abituale, quasi provvidenziale, come qualcuno ha pensato senza dirlo apertamente, perché il riscaldamento al piano non funzionava e la classe è stata spostata altrove. Un dettaglio tecnico che ha forse risparmiato, in quel primo giorno di ritorno dopo la pausa natalizia, il peso di un’assenza troppo fisica e cruda in quello che era il suo spazio quotidiano. L’aula di Giovanni Tamburi, il sedicenne morto nella tragedia del rogo scoppiato in un locale di Crans-Montana, in Svizzera, durante la notte di Capodanno, è diventata il punto di partenza di un’onda di dolore che ha travalicato i confini della scuola per invadere le strade del quartiere e della città intera.

La notte delle fiaccole e delle voci spezzate

Davanti all’ingresso dell’istituto, infatti, si è radunata una folla immensa, compatta e silenziosa nelle intenzioni ma presto percorsa dai singhiozzi e dalle voci che si incrinavano davanti al microfono. «È andato tutto nel verso sbagliato», hanno detto due sue amiche, riassumendo in poche parole lo smarrimento di fronte a un evento che nessuna logica riesce ad accettare. I loro pensieri, rivolti a quel compagno che non ci sarà più per finire gli studi, per percorrere altri chilometri in moto o per incontrare l’amore, hanno tracciato il profilo di una vita interrotta, rimasta incompiuta. «Proteggici da lassù», è stata l’invocazione finale, un grido che mescola la disperazione alla tenerezza, consegnando a Giovanni un ruolo quasi di custode per coloro che rimangono. Tra la folla, accanto ai compagni di scuola e agli amici più stretti, c’erano volti di una città intera, persone arrivate da ogni parte per unirsi a quel coro di luce delle fiaccole, che illuminava il buio della sera e, simbolicamente, tentava di squarciare quello dell’incomprensione.

Il funerale in una chiesa gremita di giovani

Lo stesso sentimento di partecipazione collettiva, con una predominanza assoluta di ragazzi e ragazze, si è riversato pochi giorni dopo nella basilica di San Pietro, durante la celebrazione funebre. La chiesa era stracolma, tanto che molti sono rimasti fuori, a testimoniare una vicenda che ha colpito nel profondo non solo la cerchia immediata del ragazzo, ma un’intera generazione e la cittadinanza. Tra i presenti, alcuni hanno colto l’occasione per una riflessione più ampia sul ruolo degli adulti, interrogandosi su dove fossero stati e su quale debba essere la loro funzione: un trampolino di lancio verso il futuro, non un ostacolo o, peggio, un “fosso” in cui i giovani possano inciampare. Durante la cerimonia, la voce dei coetanei ha trovato ancora una volta spazio, mettendo l’accento sul “mistero del tempo” e su una vita che non può e non deve essere definita unicamente dal suo epilogo tragico.

La memoria che cerca una strada oltre il lutto

Il ricordo di Giovanni, così, si è costruito giorno dopo giorno attraverso frammenti di normalità stravolta: i suoi “bellissimi occhi color ghiaccio”, il sorriso contagioso, la battuta sempre pronta che lo rendevano, come hanno scritto, “un ragazzo unico, imparagonabile”. La promessa di suonare le sue canzoni preferite non è solo un tributo affettivo, ma un tentativo di riappropriarsi di un’identità fatta di passioni e di gusti, sottraendola alla definizione statica di vittima. Quel banco vuoto al Righi, ormai memoriale spontaneo, e le migliaia di persone in strada rappresentano due facce della stessa medaglia: da un lato il vuoto incolmabile e fisso di un’assenza individuale, dall’altro la mobilità di una memoria collettiva che cerca, faticosamente, di trovare una strada per andare avanti senza dimenticare, affidandosi simbolicamente a chi non c’è più.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.