Giappone e Svezia, pari e sorrisi: nipponici agli ottavi, scandinavi ai sedicesimi
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Redazione Sport
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La notte di Arlington, in quel tempio del football americano che risponde al nome di AT&T Stadium, ha regalato un pareggio che sa di doppia qualificazione. Giappone e Svezia, a dispetto del risultato di 1-1, hanno infatti centrato entrambe l'obiettivo che contava, cioè il superamento della fase a gironi dei Mondiali 2026. Un esito, questo, che consegna la squadra del Sol Levante agli ottavi di finale, mentre gli scandinavi, pur dovendo accontentarsi del terzo posto nel gruppo F, possono ugualmente stappare lo champagne per il passaggio ai sedicesimi.
Il tutto, va detto, mentre l'Olanda di Koeman, vincitrice del raggruppamento con sette punti, guarda già ai prossimi impegni dalla sua poltrona privilegiata.
A disegnare il copione di questa sfida, che si è giocata nella terza e ultima giornata del girone, ci hanno pensato i due attaccanti.
Daizen Maeda, al 56', ha prima infilato la rete del vantaggio per i nipponici, concretizzando una manovra collettiva di pregevole fattura; la Svezia, però, non ha avuto alcuna intenzione di rimanere a guardare e, appena sette minuti più tardi, ha trovato il pari con Anthony Elanga, un goal che vale oro per le speranze di qualificazione della formazione scandinava. Un botta e risposta, insomma, che ha tenuto i 60 mila spettatori con il fiato sospeso fino al triplice fischio, per poi trasformarsi in festa per entrambe le compagini.
Nagatomo nella storia: quinto Mondiale per il samurai
Se il punteggio e la qualificazione sono gli aspetti più immediati della cronaca, la vera notizia, quella che resterà impressa negli almanacchi del calcio, porta il nome e il cognome di Yuto Nagatomo. L'ex difensore, ricordato per le sue avventure a Cesena e all'Inter, ha infatti varcato una soglia che pochi eletti possono vantare. Con la sua presenza in campo a quindici minuti dal termine, a 40 anni suonati, è entrato nel ristretto club dei calciatori che hanno preso parte a cinque edizioni dei Mondiali.
Un traguardo che, fino a ieri, apparteneva a giganti come Luka Modric, Gianluigi Buffon e Lothar Matthäus; ora, a quel novero di fuoriclasse, si aggiunge il nome del terzino giapponese, una testimonianza vivente di longevità e dedizione.
La classifica e il verdetto del gruppo F
Il pareggio di Arlington, per la cronaca, ha prodotto una classifica finale che premia l'equilibrio. L'Olanda, come detto, ha chiuso in testa a punteggio pieno, lasciando il Giappone al secondo posto con cinque punti, frutto di un cammino che ha visto i nipponici uscire imbattuti dal girone. La Svezia, invece, si è dovuta accontentare del terzo gradino del podio, raccogliendo quattro punti che, nella nuova formula del torneo, sono sufficienti per garantire il passaggio del turno.
Un sistema che allarga il numero delle partecipanti alla fase a eliminazione diretta e che, come in questo caso, regala una seconda possibilità a chi non riesce a vincere il raggruppamento, rendendo ogni partita decisiva fino all'ultimo minuto.
Brasile all'orizzonte per i samurai
Adesso, per la selezione guidata da Hajime Moriyasu, la strada si fa subito in salita, e di quelle impegnative. L'accesso agli ottavi di finale, infatti, significa prepararsi ad affrontare il Brasile di Ancelotti, una delle nazionali più temute e accreditate per la vittoria finale. L'appuntamento con la Seleçao è già fissato per le ore 19 italiane di lunedì 29 giugno, un test che dirà molto sulle reali ambizioni di questo Giappone, che finora ha dimostrato carattere e compattezza.
La Svezia, dal canto suo, pur dovendo giocare il turno preliminare dei sedicesimi, può comunque guardare con ottimismo al cammino intrapreso, forte di un'identità di gioco che non ha sfigurato contro avversari di alto profilo.




