Torre Annunziata, il sindaco Cuccurullo si dimette dopo le accuse del procuratore: “Parole ingiuste”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel giorno in cui le ruspe hanno iniziato a ridurre in macerie Palazzo Fienga, storico fortino del clan Gionta a Torre Annunziata, il clima di celebrazione per l’abbattimento del simbolo criminale è stato bruscamente interrotto da uno scontro frontale tra il primo cittadino e la magistratura. Corrado Cuccurullo, sindaco della città oplontina, ha infatti rassegnato le proprie dimissioni con effetto immediato, motivando la scelta – come lui stesso ha dichiarato – con “senso di responsabilità” e con la volontà di difendere la dignità dell’istituzione che rappresenta. Il gesto, destinato a fare rumore negli equilibri politici e giudiziari del territorio, arriva al culmine di una tensione esplosa durante la cerimonia ufficiale per l’avvio dei lavori di demolizione.

L’affondo del magistrato e la replica del primo cittadino

Alla presenza dei ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e di una folta delegazione istituzionale accolti dal prefetto di Napoli, il procuratore Nunzio Fragliasso ha pronunciato parole che Cuccurullo ha definito “gravi e profondamente ingiuste”. Il magistrato, nel suo intervento, aveva parlato di “troppe ombre e poche luci”, lamentando “ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata” e perfino “illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale”. Un atto d’accusa netto, pronunciato mentre andava in frantumi l’edificio di via Castello che per cinquant’anni era stato la roccaforte del clan. Cuccurullo, ascoltate quelle dichiarazioni, non ha esitato a ribattere: le osservazioni del procuratore, secondo il sindaco, finiscono per restituire “un’immagine indistinta e distorta” di una città che, invece, quotidianamente cerca di riscattarsi. “Le dichiarazioni che colpiscono in modo generalizzato una comunità intera – ha affermato – non aiutano la legalità né rafforzano le istituzioni”.

La difesa dell’operato e il bilancio amministrativo

Prima di formalizzare il passo indietro, Cuccurullo ha voluto tracciare un bilancio dettagliato della sua esperienza al governo della città, quasi a voler consegnare ai cittadini una controprova rispetto alle accuse generalizzate ricevute. L’ex sindaco ha rivendicato di aver ereditato un comune in condizioni “estremamente difficili”, caratterizzato da carenza di personale e strutture inadeguate, salvo poi sottolineare i risultati ottenuti in meno di un anno di mandato. Tra questi, il quasi raddoppio della polizia municipale, l’ampliamento della videosorveglianza messa a disposizione delle forze dell’ordine, lo sgombero delle occupazioni abusive e l’affidamento di tutti i beni confiscati ad Agrorinasce. Ha inoltre citato gli investimenti in asili nido e mense scolastiche, oltre al recupero di finanziamenti rischiati (come quelli destinati al porto), per dimostrare – nelle sue parole – che esistono “dati oggettivi e non astrattezze”.

L’ombra dello scioglimento e il significato della demolizione

La rottura tra il sindaco dimissionario e la procura arriva in un momento particolarmente delicato per le sorti amministrative della città. Sulla scrivania del ministro dell’Interno pende infatti una proposta di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ratificata in prefettura lo scorso 13 aprile. Nonostante ciò, l’abbattimento di Palazzo Fienga rappresenta oggettivamente un passaggio epocale per Torre Annunziata. L’edificio, tristemente noto per essere stato il quartier generale del clan Gionta (lo stesso che ordinò l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani nel 1985), verrà sostituito da un parco urbano e da una piazza della legalità, finanziati con circa 12 milioni di euro di fondi statali. La cerimonia, che doveva essere un momento di coesione istituzionale, si è così trasformata in un incidente diplomatico tra poteri dello Stato. Cuccurullo, congedandosi, ha espresso la volontà di ritornare “alla sua professione e alla sua libertà”, lasciando la città in una fase di stallo politico mentre le ruspe continuano a spianare il passato criminale.

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