Torre Annunziata, il sindaco Cuccurullo si dimette dopo l’affondo del procuratore Fragliasso: “Ombre e contiguità con i clan”
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Redazione Interno
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Erano già le parole, più che le ruspe, a pesare come un macigno. Se a Torre Annunziata l’abbattimento di Palazzo Fienga – storico fortino del clan Gionta, quello che i cronisti chiamavano “Fortapàsc” – rappresentava un atto dovuto e quasi liberatorio dopo decenni di sopraffazione, l’intervento del procuratore Nunzio Fragliasso ha spiazzato tutti, trasformando la cerimonia in un vulnus politico immediato. Perché, se da un lato cadeva il simbolo di un potere criminale sanguinario (un edificio di cemento che per anni aveva intimidito la città), dall’altro il rappresentante della Dda locale ha scelto l’occasione solenne per mettere il dito nella piaga viva dell’amministrazione comunale. “Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale”, ha tuonato Fragliasso, chiedendo esplicitamente “meno cerimonie e più azioni concrete”. Un attacco frontale, insomma, che ha colpito al cuore il primo cittadino, il quale ascoltava seduto tra il pubblico, probabilmente consapevole che il destino della sua giunta era già segnato da quelle stesse accuse.
Un silenzio assordante dopo l’affondo: la replica del sindaco e la decisione immediata
Non è servita la presenza dei ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini a ricucire lo strappo. Il sindaco Corrado Cuccurullo, esponente del Pd eletto con una percentuale bulgara (quasi il 70 per cento) solo due anni fa, ha incassato il colpo e ha lasciato velocemente l’area del cantiere, per poi ufficializzare a stretto giro ciò che nell’aria sembrava inevitabile. In una nota diffusa in serata, il primo cittadino ha bollato quelle considerazioni come “gravi e profondamente ingiuste”, sostenendo che restituiscano “un’immagine indistinta e distorta” di una città che invece, a suo dire, sta faticosamente cercando di cambiare. La sua strenua difesa, articolata in un lungo documento, ha comunque lasciato trasparire la volontà di non farsi delegittimizzare: “Se esistono ombre, opacità o continuità con il passato, queste non possono essere attribuite indistintamente a un’intera Amministrazione, ma devono essere ricondotte a responsabilità individuali”. Conclude annunciando il passo indietro: “Ritorno al mio mondo, alla mia professione e alla mia libertà”. E con queste parole, cupe e risolute, Cuccurullo ha anticipato di fatto il lavoro della Commissione d’accesso, che da tre mesi passava al setaccio atti e delibere.
Il contesto giudiziario: la spada di Damocle dello scioglimento per camorra
Quella del procuratore Fragliasso, in fondo, non era una provocazione estemporanea. Le sue dichiarazioni affondavano le radici in un quadro ben più grave, che già da mesi teneva in scacco Palazzo Criscuolo. Dopo lo scioglimento del 2022 e il conseguente commissariamento, l’ombra del clan si era riaffacciata minacciosa sulla nuova gestione. Una nuova proposta di scioglimento per presunte infiltrazioni malavitose, infatti, era già stata trasmessa al Viminale, suffragata da rapporti delle forze dell’ordine che parlavano di “inerzie inammissibili” e persino di presunte illegalità nella gestione della macchina amministrativa. Era questo il terreno sul quale Fragliasso ha costruito il suo j’accuse: quello di una continuità sotterranea, di un humus in cui la criminalità prospera indisturbata, nonostante i proclami e gli sforzi formali emersi durante l’ultima campagna elettorale.
L’ombra di Giancarlo Siani e ciò che resta di Torre Annunziata
A rendere il paradosso ancora più stridente, l’eco della storia. Era presente alla cerimonia anche Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985 proprio per aver denunciato i loschi affari legati alla ricostruzione post-terremoto in quella zona. E in molti hanno colto l’analogia crudele tra l’interrogativo che quarant’anni fa il cronista rivolse in aula al sindaco dell’epoca (“Chi ha vinto le gare per la ricostruzione sta in villa e i terremotati nei container… Non è strano?”) e le accuse di “contiguità” rivolte oggi da Fragliasso. Oggi Palazzo Fienga viene raso al suolo – grazie a un finanziamento di oltre 12 milioni di euro che trasformerà l’area in un parco urbano e in una piazza della legalità – ma la battaglia culturale e giudiziaria, come ha giustamente sottolineato il magistrato, resta aperta. Con le dimissioni di Cuccurullo, Torre Annunziata torna così in una fase di stallo, in attesa che il prefetto nomini un commissario per traghettare la città fuori dall’emergenza, mentre l’auspicio è che l’abbattimento del bunker non resti l’unico gesto eclatante di una stagione di riscatto.




