Torre Annunziata, dopo le accuse del procuratore Fragliasso la giunta si compatta: “Noi stiamo con Cuccurullo”
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Redazione Interno
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L’aria che si respira a Torre Annunziata, in queste ore successive all’avvio della demolizione di Palazzo Fienga, è quella tipica delle grandi crisi istituzionali, quelle in cui il simbolo – il crollo del fortino del clan Gionta – finisce per passare in secondo piano rispetto alla polvere sollevata dallo scontro tra poteri dello Stato. Il sindaco Corrado Cuccurullo, come ormai noto, ha rassegnato le proprie dimissioni dopo l’affondo durissimo del procuratore Nunzio Fragliasso, il quale, durante la cerimonia ufficiale, aveva denunciato «troppe ombre e contiguità con la criminalità, anche nell’amministrazione comunale». Un atto, quello del primo cittadino, che sembrava destinato a spalancare le porte del commissariamento – già paventato dal Viminale – ma che sta invece innescando una reazione di segno opposto tra i banchi di palazzo Criscuolo.
A rompere il silenzio e a tentare di ricucire lo strappo è stata, in primis, la vice sindaco Tania Sorrentino Cerrato, figura chiave della giunta non solo per la delega alla Legalità ma anche per una vicenda personale che la rende portavoce di un’autorità morale inattaccabile. Con una lettera pubblica dal tono accorato ma misurato, la Cerrato – vedova di Maurizio Cerrato, vittima innocente di un omicidio avvenuto nel 2021 -2 – ha rivendicato la totale estraneità dell’esecutivo a qualsiasi forma di compromesso con i clan. «Parlo non solo nel mio ruolo istituzionale», ha scritto, «ma anche come donna che ha scelto un percorso netto, fermo e distante da qualsiasi ambiente criminale». Un intervento, questo, che mira a restituire dignità politica a un’amministrazione che il procuratore Fragliasso aveva descritto come opaca, attribuendo semmai i ritardi e le difficoltà operative – quelli che avrebbero provocato l’ira della magistratura – alla «macchina burocratica ereditata fatiscente».
La solidarietà dell’assemblea e l’imbarazzo del Partito Democratico
Se dal punto di vista formale le dimissioni del sindaco sono state presentate, la sostanza politica della città oplontina sembra muoversi in direzione contraria. Assessori e consiglieri, infatti, hanno già fatto sapere di voler spingere Cuccurullo a ritirare il passo indietro, unendosi compatti attorno alla sua figura senza però riuscire – al momento – a scalfire la sua determinazione. È un quadro complesso, quello che si delinea, dove la lealtà di governo si scontra con la ferita inferta dalle parole del procuratore. E se da un lato la giunta prova a serrare i ranghi, dall’altro si registra l’imbarazzo del Partito Democratico a livello nazionale: dalla sede romana, secondo quanto filtra, si respira un certo rammarico per non aver staccato la spina già da tempo, quasi a suggellare una stagione politica ormai logorata da troppe ambiguità e da un’eredità pesante come quella lasciata dal precedente scioglimento del 2022.
La Camera Penale attacca Fragliasso: “Critica indebita e senza contraddittorio”
Nell’occhio del ciclone, però, non c’è solo il destino del primo cittadino. Le parole del procuratore Fragliasso hanno infatti aperto un nuovo, delicato fronte sul terreno dello scontro tra istituzioni. La Camera Penale di Torre Annunziata, con una nota ufficiale che ha fatto il giro delle agenzie, ha espresso «grande meraviglia» per l’intervento del magistrato. Gli avvocati, pur riconoscendo l’«enorme spessore umano e l’ineguagliabile cifra professionale» del procuratore, ne hanno censurato le modalità: l’aver scelto una cerimonia pubblica – alla presenza dei ministri Salvini e Piantedosi – per formulare critiche «generalizzate» e senza l’indicazione di fatti precisi, secondo il direttivo, si traduce in una «durissima, quanto indebita, critica politica».
Una posizione, quella dei penalisti, che solleva un problema di metodo non trascurabile. In un contesto simile, spiegano, viene a mancare quel diritto al contraddittorio che rappresenta un pilastro della democrazia, trasformando un evento che doveva celebrare la vittoria dello Stato in una gogna senza appello per l’amministrazione. «Qualsiasi opinione è legittima», recita la nota, «se espressa nelle sedi adeguate e rispettosa della rigorosa separazione di competenze». Un monito che arriva mentre, sullo sfondo, la prefettura di Napoli ha già trasmesso gli atti al ministero dell’Interno per decidere se procedere con un nuovo scioglimento del consiglio comunale, un epilogo che fino a poche ore fa sembrava scontato ma che la controffensiva politica della giunta sta cercando di scongiurare.
Il ricordo di Giancarlo Siani tra le macerie di palazzo Fienga
Mentre la polvere delle ruspe – quelle del 21esimo reggimento genio guastatori – si mescola a quella della polvere da sparo politica, resta sullo sfondo il significato profondo dell’abbattimento di Palazzo Fienga. Un’operazione finanziata con oltre 12 milioni di euro di fondi statali che restituirà alla città un’area destinata a diventare un parco urbano o, secondo alcune ipotesi, la sede del nuovo commissariato di polizia. E se il ministro Piantedosi ha lanciato l’idea di intitolare la futura piazza a Giancarlo Siani – il giovane cronista del Mattino ucciso nel 1985 proprio perché aveva scoperchiato i segreti del clan – è Paolo Siani, il fratello, a chiedere che quella promessa non resti solo un annuncio. «Ho avvertito la presenza di Giancarlo quando hanno iniziato a buttare giù il palazzo», ha dichiarato in un’intervista, «dobbiamo sperare che i progetti si realizzino. Vigilerò affinché quella piazza venga davvero intitolata a lui». Una preghiera laica, quella del fratello, che in questi giorni di macerie materiali e istituzionali ricorda come la vera battaglia – quella per cancellare il cemento della camorra – sia ancora lungi dall’essere vinta.




