Torre Annunziata, la polvere di «Fortapasc» copre la giunta: dopo le ruspe su Palazzo Fienga si dimette il sindaco Cuccurullo
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Redazione Interno
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La cerimonia, svoltasi sotto un cielo grigio che sembrava quasi prendere atto della piepresa degli eventi, doveva servire a celebrare la fine di un’infamia: l’abbattimento di Palazzo Fienga, il celebre fortino del clan Gionta reso immortale – o meglio, maledettamente celebre – dalla penna di Giancarlo Siani. E invece, mentre le ruspe mordevano il cemento armato di quella che per decenni è stata la roccaforte inespugnabile della camorra oplontina, un’altra scossa tellurica ha investito la città. Il sindaco Corrado Cuccurullo, in carica da meno di due anni e sostenuto da una coalizione di centrosinistra a trazione Pd, ha annunciato le dimissioni. Una reazione, la sua, scaturita a caldo, immediata conseguenza delle parole pronunciate dal procuratore Nunzio Fragliasso, il quale – in un intervento che ha gelato l’aria già fredda della mattinata – ha denunciato l’esistenza di «troppe ombre e poche luci», nonché di «inammissibili inerzie e finanche illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale».
Un crollo che pesa come un macigno sulla legalità
Palazzo Fienga, quel palazzaccio che per oltre cinquant’anni ha rappresentato il simbolo fisico del potere stragista dei Gionta, non è dunque l’unica cosa ad essersi sbriciolata ieri. Se da un lato i rappresentanti dello Stato – dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al vicepremier Matteo Salvini, affiancati dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo – salutavano l’operazione come un atto dovuto di riscatto, dall’altro l’accusa del magistrato torrese ha innescato un terremoto politico. «Dopo lo scioglimento del 2022 e il commissariamento – ha tuonato Fragliasso, senza mezzi termini – mi sarei aspettato uno scatto in avanti che sto ancora aspettando». La sua requisitoria, pronunciata davanti a tutte le autorità presenti, ha messo in luce come la malavita, nonostante il cumulo di macerie, continui a rappresentare un’humus fertile per il degrado e, peggio ancora, come questa trovi ancora spazio negli interstizi della gestione della cosa pubblica. Una dichiarazione, quest’ultima, che pesa come un macigno se si considera che proprio in questi giorni una commissione d’accesso sta valutando un nuovo scioglimento per infiltrazioni mafiose, un’eventualità che congelerebbe ogni velleità di cambiamento.
L’addio di Cuccurullo e il fantasma dell’inchiesta
La reazione del primo cittadino (che accusa il colpo ricevuto in pubblico) è stata immediata e, a suo dire, dettata dal senso di dignità istituzionale. Cuccurullo ha abbandonato la cerimonia e, rientrato in municipio, ha rassegnato le dimissioni definendo le parole del procuratore «gravi e profondamente ingiuste». «Non è accettabile la delegittimazione dell’Amministrazione agli occhi dei cittadini», ha scritto in una nota il sindaco, il quale rivendica gli sforzi compiuti in questi mesi, dal potenziamento della videosorveglianza alla gestione dei beni confiscati. Tuttavia, la sua scelta – che diventerà esecutiva tra venti giorni – riporta la città in una fase di forte instabilità politica, proprio mentre si cercava di voltare pagina dopo il lungo commissariamento del 2022. L’ombra del clan, insomma, continua a essere più lunga della sua ex fortezza.
Il ricordo di Siani e il significato della piazza
Se la cronaca politica locale prende il sopravvento, non si può dimenticare il significato profondo di quell’abbattimento. Al posto di Palazzo Fienga, dove trafficanti e assassini decidevano vita e morte dei cittadini, sorgeranno un parco urbano e una piazza. Ed è proprio l’intitolazione di quest’area a tenere banco come simbolo di una rinascita possibile. Sia Piantedosi che Melillo hanno caldeggiato l’idea di dedicare lo spazio a Giancarlo Siani, il giovane cronista del «Mattino» che a soli 23 anni raccontava per filo e per segno i segreti di quei palazzoni, pagando infine con la vita il diritto di informare. A emozionare i presenti è stato Paolo Siani, il fratello del giornalista ucciso nel 1985, il quale, mostrando gli articoli originali del collega, ha osservato: «Oggi forse per lui è una piccola rivincita». Una rivincita, tuttavia, amara e parziale, perché come ha avvertito lo stesso Paolo, «va giù un simbolo, ma non la camorra». La speranza – riposta in questi 12,3 milioni di fondi stanziati per la riqualifica – è che quella futura piazza della legalità non resti solo un bel ricordo di un giorno di maggio, ma diventi davvero un nuovo agorà metropolitano dove la criminalità non abbia più diritto di parola.
Meta Description: Abbattuto a Torre Annunziata Palazzo Fienga, il fortino del clan Gionta. Il sindaco Cuccurullo si dimette dopo le accuse del procuratore Fragliasso.




