Referendum, il fronte del ‘sì’ si compatta a Bologna tra accuse della maggioranza e difesa della riforma.

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un migliaio di persone, secondo gli organizzatori, ha gremito l’auditorium dell’Hotel Savoia Regency di Bologna, dove Fratelli d’Italia ha riunito i suoi per quella che assomiglia più a una prova generale che a un semplice convegno. L’appuntamento, inserito nella campagna che porterà gli italiani alle urne il 22 e 23 marzo, ha visto salire in cattedra i due ministri più esposti sul tema, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, chiamati a tessere la trama di un messaggio che lega indissolubilmente la riforma della giustizia alla sicurezza dei cittadini. È il capogruppo meloniano alla Camera, Galeazzo Bignami, ad aprire le danze, sottolineando la presenza di persone, a suo dire, solitamente vicine al Partito Democratico ma pronte a sostenere il sì, quasi a voler legittimare un consenso che travalica i confini della maggioranza. Il colpo d’occhio sulla sala è, effettivamente, impressionante, con la folla che si accalca e partecipa con entusiasmo, dando Corpo all’idea che la battaglia referendaria sia ormai entrata nel vivo.

Piantedosi: “Alcune toghe hanno una filosofia immigrazionista”

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha scelto un registro particolarmente duro per inquadrare la necessità della riforma, puntando il dito contro una parte della magistratura che, a suo giudizio, ostacolerebbe le politiche del governo in materia di immigrazione. Le sue parole, rilasciate durante l’incontro bolognese, disegnano un quadro in cui alcune decisioni giudiziarie sarebbero viziate da un pregiudizio ideologico, da una “filosofia immigrazionista” che spingerebbe alcuni magistrati a cercare appositamente le sezioni specializzate per trattare certe tematiche -1. Un atto d’accusa pesante, che mira a identificare nella razione delle toghe un avversario politico da contrastare, e che trova nel riferimento a posizioni “concettualmente favorevoli agli sbarchi” la sua punta più acuminata. Il ministro ha comunque assicurato che l’esecutivo continuerà a impugnare i provvedimenti sfavorevoli, senza perdere la fiducia nei gradi successivi di giudizio, ma la stoccata alla presunta parzialità di alcuni giudici rimane al centro del dibattito.

Nordio: “Liberare i giudici bravi e garantire la terzietà”

Diverso, seppur complementare, l’approccio del guardasigilli Carlo Nordio, il quale ha inquadrato la riforma costituzionale come il coronamento di un sogno giuridico inseguito sin dal 1995. Intervenendo nel capoluogo emiliano, il ministro ha respinto le critiche delle opposizioni, accusate di non avere argomentazioni razionali e di rifugiarsi in “contumelie”, arrivando persino a dipingere i promotori come “piduisti o amici dei camorristi” -1. Per Nordio, il cuore della modifica costituzionale, incentrata sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, serve a garantire un giudice “davvero terzo e imparziale”, liberando al contempo i magistrati più capaci da un sistema che li penalizza -2. La creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura, con membri in parte sorteggiati, e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare sarebbero gli strumenti per spezzare le logiche correntizie, emerse in modo eclatante con il caso Palamara, e per evitare quelle commistioni che minano la credibilità dell’intero sistema. Il ministro ha anche assicurato che il governo sta lavorando a leggi attuative per arrivare preparato all’esito del voto, che lui dà per scontato, pur dichiarandosi disponibile al confronto con magistrati, avvocati e accademici.

Il governo si compatta e guarda al voto, tra entusiasmo e distinguo

La scelta di Bologna, città storicamente di sinistra, per lanciare la fase clou della campagna referendaria non è casuale. L’obiettivo dichiarato è quello di intercettare un elettorato moderato e deluso, come testimonierebbe la presenza, certificata da Bignami, di persone che “normalmente votano Pd” ma che non temono di schierarsi con il sì. La macchina organizzativa di Fratelli d’Italia si è mossa in forze, allestendo una manifestazione che aveva il sapore di una mobilitazione generale. Se la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non è scesa ufficialmente in campo, i suoi ministri più esposti hanno tenuto banco, ribadendo il concetto che la riforma non solo migliorerà l’efficienza della giustizia, ma avrà un impatto diretto anche sulla sicurezza interna, creando un filo rosso che unisce l’operato del Viminale a quello di via Arenula. La sensazione, per chi ha partecipato, è quella di assistere a un movimento che si prepara all’ultimo miglio della campagna, forte di un entusiasmo che, a giudicare dalla ressa nella sala dell’Hotel Savoia, appare tutt’altro che spento.

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