Zelensky fissa i paletti sulla pace mentre a Miami procedono i negoziati tra russi e americani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre a Miami, in Florida, si tengono colloqui tra gli emissari di Mosca e i rappresentanti del presidente americano Donald Trump, Volodymyr Zelensky alza la voce per delineare i confini di un possibile accordo di pace con la Russia. "La pace è meglio della guerra, ma non a qualsiasi costo, perché abbiamo già pagato un prezzo alto", ha dichiarato il presidente ucraino, ponendo una condizione non negoziabile per Kiev. Ciò che l'Ucraina persegue, ha chiarito con una frase che sembra guardare tanto al Cremlino quanto alla nuova amministrazione statunitense, è "una pace giusta e duratura, una pace che non possa essere violata da un altro capriccio di Putin o di qualsiasi altra figura simile a Putin". Una posizione, la sua, che arriva in un momento diplomatico delicatissimo, quando la guerra ha ormai superato i millletrecentonovantasette giorni e le pressioni per trovare una soluzione negoziata si intensificano.

I colloqui in Florida e il giudizio positivo di Mosca

Dall'altra parte dell'Oceano, nella cornice di Miami, le discussioni tecniche vanno avanti, con l'inviato russo Kirill Dmitriev che le ha definite apertamente "costruttive". Dmitriev, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa russe Ria Novosti e Tass, ha riferito di aver incontrato l'inviato presidenziale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump, confermando che i negoziati proseguiranno anche domenica. Sebbene nella città della Florida sia presente pure una delegazione ucraina, fonti della Cnn escludono, almeno per il momento, incontri diretti tra i rappresentanti di Kiev e quelli di Mosca; il che lascia gli Stati Uniti nel ruolo di interlocutore privilegiato per entrambe le parti, un canale attraverso il quale far passare proposte e misurare le rispettive disponibilità.

La proposta di Trump e la risposta di Kiev

Proprio dagli Stati Uniti arriva l'idea di un nuovo formato negoziale, resa pubblica dallo stesso Zelensky durante un incontro con il premier portoghese. Il presidente americano Donald Trump, spinto forse dalla convinzione che i tempi siano maturi o dalla volontà di imprimere una svolta decisiva al conflitto, avrebbe proposto un incontro a tre che riunisca attorno a uno stesso tavolo americani, ucraini e russi, con Miami come location possibile. Una mossa, questa, che se da un lato segnala un impegno attivo di Washington, dall'altro costringe Kiev a ribadire la sua linea con fermezza, evitando che la trattativa possa scivolare verso un compromesso ritenuto inaccettabile. Il rischio, paventato nelle parole del leader ucraino, è quello di una pace fragile, sostanzialmente una tregua armata che preservi le conquiste territoriali russe e lasci l'Ucraina esposta a future aggressioni.

Lo scenario attuale e le prospettive

Il quadro che ne emerge è dunque quello di un doppio binario, dove da una parte procedono i contatti tra Washington e Mosca, valutati positivamente da quest'ultima, e dall'altra Kiev mantiene una posizione di rigorosa difesa dei suoi principi, consapevole che ogni passo falso potrebbe vanificare sacrifici immensi. La trattativa, per come si sta sviluppando, sembra passare inevitabilmente attraverso il filtro americano, con Trump che cerca di forzare i tempi verso un accordo globale, mentre Zelensky ricorda che la posta in gioco non è solo la fine delle ostilità ma la definizione di un assetto di sicurezza stabile per tutta la regione. Resta sullo sfondo, potente e minacciosa, l'ombra del Cremlino, la cui disponibilità a un negoziato vero sarà il banco di prova di ogni dichiarazione di costruttività.

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