Trump in Arabia Saudita, primo passo del tour mediorientale tra petrolio e guerra a Gaza
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Redazione Esteri
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Donald Trump ha scelto Riad come prima tappa del suo viaggio in Medio Oriente, un percorso di quattro giorni che — tra accordi economici, tensioni geopolitiche e la crisi infinita di Gaza — segna il ritorno del presidente sulla scena internazionale dopo la rielezione. Ad accoglierlo, nel palazzo Al Yamamah, il principe ereditario Mohammed bin Salman, leader de facto del regno saudita, con il quale ha firmato un patto strategico i cui dettagli — stando alle fonti statunitensi — potrebbero valere centinaia di miliardi di dollari.
Non solo affari, però. L’agenda di Trump, che dopo l’Arabia Saudita visiterà Qatar ed Emirati Arabi Uniti, include colloqui sul programma nucleare iraniano, la stabilizzazione dei prezzi del greggio e, soprattutto, una possibile mediazione per fermare il conflitto israelo-palestinese. "Mohammed bin Salman porterà a Trump anche Abu Mazen", ha scritto Maurizio Molinari su la Repubblica, anticipando quello che potrebbe essere un tentativo di riavvicinamento tra le parti. Un’ipotesi rafforzata dalla notizia, riportata da Haaretz, che il tycoon presenterà un piano dettagliato durante la tappa qatariota.
Lo sfarzo della cerimonia saudita, con tappeti rossi e motocavalcate d’onore, ha segnato un contrasto netto con i toni più freddi dell’era Biden, sottolineando come Riad cerchi ora un ruolo da protagonista nello scacchiere energetico globale. "Gli Stati Uniti, la Russia e l’Arabia Saudita controllano le maggiori riserve del pianeta", ha osservato Molinari, evidenziando la posta in gioco. Intanto, Trump — reduce dai funerali di Papa Francesco a Roma — ha evitato qualsiasi riferimento alla cronaca giudiziaria che lo riguarda, concentrandosi invece sulla necessità di "riportare stabilità" in una regione dove gli interessi americani, dal Golfo a Gaza, restano prioritari.




