Trump in Arabia Saudita, 600 miliardi di affari e il leopardo regalo di bin Salman
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Redazione Esteri
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Roma – Seicento miliardi di dollari, una cifra che pesa come un macigno nelle relazioni tra Washington e Riad, sono stati ribaditi durante la visita di Donald Trump in Arabia Saudita. Non tutti nuovi, molti già annunciati in precedenza, ma alla Casa Bianca poco importa: quel che conta è l’immagine di un presidente capace di portare a casa accordi colossali, anche se i dettagli restano vaghi e i documenti ufficiali – quelli che dovrebbero "contenere i fatti" – sono scarni di numeri precisi.
Tra cene di gala e lussi sfrenati, il viaggio ha assunto i toni di una moderna Versailles, con doni che hanno fatto discutere, come il raro leopardo arabo offerto dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Un animale esotico che solleva interrogativi simili a quelli suscitati anni fa dall’aereo regalato dal Qatar, ma che, al di là delle polemiche, simboleggia il peso di un’alleanza sempre più stretta.
Lo scenario geopolitico, però, non è più quello del 2017, quando Trump scelse Riad per il suo primo viaggio internazionale. Oggi la Cina avanza nella regione con investimenti e accordi, minacciando di ridisegnare gli equilibri di potere. E se il presidente americano insiste nel presentare il Golfo come il "primo interlocutore" degli Stati Uniti, è proprio per contrastare l’influenza di Pechino, che negli ultimi anni ha stretto legami economici e militari con diversi Paesi arabi.
«Affari, affari, affari», ha sintetizzato Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump per le partnership globali, presente al Forum sugli investimenti Usa-Arabia Saudita. In prima fila, vestito di un completo blu chiaro tra uomini in tunica e ghutra, Zampolli ha sottolineato l’importanza strategica della regione: «L’Arabia e i Paesi del Golfo sono diventati fondamentali per Washington».




