Trump e bin Salman, l'incontro alla Casa Bianca tra geopolitica e affari
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Redazione Esteri
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L’incontro alla Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, definito senza mezzi termini un “vecchio amico”, ha messo in luce un intrico quasi inestricabile di dossier internazionali e interessi privati, in un momento in cui la diplomazia cerca di tracciare una via per il futuro di Gaza e di consolidare gli equilibri mediorientali. Trump, poche ore prima dell’arrivo dell’illustre ospite, ha annunciato con decisione la volontà di procedere alla vendita degli F-35, i cacciabombardieri stealth di quinta generazione costruiti dalla Lockheed Martin, all’Arabia Saudita, un passo che, se confermato, altererebbe gli assetti di potere regionali. L’agenda dei colloqui, che spazia dall’intelligenza artificiale alla complessa questione palestinese, si intreccia però con le fortune della Trump Organization, la quale, come emerge da diverse ricostruzioni, sta sviluppando nuovi progetti immobiliari di alto profilo proprio nel regno saudita, come le Trump Tower a Jedda e Ryad, in collaborazione con Dar Global, filiale dell’azienda immobiliare Dar Al Arkan.
L'ombra degli affari sulla diplomazia
Sono ormai lontani i tempi in cui, a seguito del brutale omicidio del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi, avvenuto nel 2018 all’interno del consolato di Istanbul per mano di agenti legati ai servizi di sicurezza di Ryad, la figura del principe ereditario veniva messa sotto accusa dalla comunità internazionale. Oggi, mentre i due leader discutevano di armamenti all’avanguardia e di sicurezza collettiva, sullo sfondo si stagliavano anche piani per un investimento privato congiunto volto alla realizzazione di un resort di lusso alle Maldive, un dettaglio che alimenta non poche perplessità sulla possibile commistione tra le trattative di Stato e gli affari della famiglia presidenziale. A completare un quadro già di per sé opaco, la presenza di Cristiano Ronaldo nel corteo del principe, quasi a simboleggiare un legame che va ben al di là della semplice cortesia diplomatica.
Le difese della famiglia Trump e il ruolo del consulente etico
Di fronte alle critiche sollevate da più parti sull’evidente sovrapposizione tra ruoli istituzionali e attività commerciali, Eric Trump, terzogenito del presidente, ha respinto con forza ogni accusa, rivendicando la trasparenza delle operazioni portate avanti dalla società di famiglia. Egli ha ricordato, a tal proposito, come la Trump Organization abbia scelto di avvalersi della consulenza di un esperto esterno di etica, il cui compito specifico è proprio quello di valutare e risolvere quelli che vengono definiti “potenziali conflitti” d’interesse, una mossa che, secondo la difesa, dovrebbe bastare a fugare ogni dubbio sulla correttezza delle procedure. Questo non basta, però, a placare chi osserva come le decisioni di politica estera, che coinvolgono miliardi di dollari in contratti per la difesa, possano essere influenzate da vantaggi personali, per quanto monitorati.
Gli intrecci oltre il settore immobiliare
La trama dei rapporti non si limita al solo campo immobiliare, ma si estende anche al sostegno offerto dalla casa reale saudita alla LIV, la lega golfistica nata in competizione con il circuito tradizionale, un’iniziativa che ha raccolto l’appoggio di diverse personalità vicine all’ambiente del presidente. L’incontro alla Casa Bianca, pertanto, si configura come un crocevia dove convergono, in maniera difficilmente scindibile, le strategie di sicurezza nazionale, gli ingenti flussi finanziari e le partnership commerciali, creando un reticolo di relazioni i cui effetti si riverberano sia sulla scena globale che su quella economica personale. La trattativa per gli F-35, in questo contesto, appare come il capitolo più visibile di una collaborazione molto più ampia e articolata.




