Trump difende bin Salman: "Non sapeva nulla della morte di Khashoggi"
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Redazione Esteri
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Nel corso di un incontro allo Studio Ovale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto con decisione ogni accusa diretta al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman riguardante la scomparsa del giornalista Jamal Khashoggi, affermando con tono perentorio che l'erede al trono "non ne sapeva nulla". "A molte persone non piaceva quel signore di cui state parlando, che vi piaccia o no", ha dichiarato Trump ai giornalisti, mentre bin Salman, seduto accanto a lui, ascoltava in silenzio, e ha poi aggiunto, liquidando la questione, che "sono successe delle cose, ma lui non ne sapeva nulla, e possiamo lasciar perdere". Da parte sua, il principe ha definito "doloroso" apprendere della morte del connazionale, sostenendo con fermezza che il suo governo "ha fatto tutti i passi giusti nell’indagine", nonostante un rapporto dei servizi segreti americani avesse concluso, in netto contrasto con questa versione, che fu proprio lui a ordinare l'omicidio avvenuto nel consolato saudita di Istanbul.
Una visita carica di simboli e affari
L'incontro, che sancisce la piena riabilitazione diplomatica del leader de facto di Riad, è stato immerso in un'atmosfera di spettacolarità, con gli F-35 promessi al regno che hanno sorvolato la Casa Bianca in una coreografia di potere e di forza. Il corteo è stato preceduto da soldati a cavallo che sventolavano le bandiere a stelle e strisce affiancate a quelle sauditi, in un richiamo evidente all'incontro storico, avvenuto ottant'anni prima, tra Roosevelt e il re Abdulaziz. Trump, nel sottolineare la natura del suo approccio, ha preso le distanze dal suo predecessore, definendo "imbarazzante" la visita di Joe Biden in Arabia Saudita e dichiarando, con una metafora volutamente cruda, "io non gli dò un pugnetto – afferro quella mano e la stringo, non mi importa dove è stata", una frase che riassume la pragmatica filosofia delle relazioni bilaterali.
Il peso dell'eredità e le ombre del passato
La visita odierna segna un traguardo fondamentale per bin Salman, il cui profilo internazionale, durante il suo precedente viaggio negli Stati Uniti, era pesantemente offuscato da una serie di eventi che ne avevano segnato la reputazione. All'epoca, infatti, era noto principalmente per l'incarcerazione di centinaia di esponenti dell'élite economica e della stessa famiglia reale, episodio noto come la "purga del Ritz-Carlton", per l'escalation del conflitto nello Yemen – che ha causato un numero spaventoso di vittime civili – e per le dimissioni forzate del primo ministro libanese. A questi fatti, poco tempo dopo, si sarebbe aggiunto l'omicidio di Khashoggi, un delitto che, sebbene attribuito dalla versione ufficiale saudita ad agenti "fuori controllo", ha gettato un'ombra lunga sulla figura del principe, che oggi si presenta come un interlocutore ineludibile per l'America di Trump.
La sostanza degli accordi oltre le polemiche
Al di là delle dichiarazioni di circostanza e delle difese pubbliche, l'incontro ha avuto un solido fondamento negli interessi strategici ed economici che legano i due paesi. Il principe ereditario ha infatti promesso ingenti investimenti, valutati nell'ordine di mille miliardi di dollari, destinati all'economia statunitense, una mossa che consolida ulteriormente la partnership in settori chiave come quello energetico e della difesa. Questa intesa, che alcuni analisti vedono come la potenziale base per i prossimi decenni di relazioni, dimostra come le considerazioni di realpolitik finiscano per avere la precedenza su altre questioni, per quanto gravi possano essere, relegando le inchieste giudiziarie e le condanne morali a un ruolo secondario nel grande gioco della diplomazia internazionale.




