Trump difende bin Salman sul caso Khashoggi: "Lui non sapeva nulla"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman seduto al suo fianco nello Studio Ovale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto per difenderlo dalle domande dei giornalisti riguardanti l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, accaduto nel 2018. "A molte persone non piaceva quel signore di cui state parlando, che vi piaccia o no", ha affermato Trump, interrompendo una giornalista che sollevava la spinosa questione. Il presidente, spostando il focus dalla responsabilità diretta del principe alla percezione della vittima, ha poi aggiunto, con tono che intendeva chiudere la discussione, che "sono successe delle cose, ma lui non ne sapeva nulla, e possiamo lasciar perdere". Un tentativo palese di archiviare la faccenda, considerata da Trump un potenziale imbarazzo per un ospite di riguardo, tant'è che ha esortato esplicitamente la stampa a non metterlo in difficoltà.

La versione di Riad e gli affari

Da parte sua, bin Salman ha definito "doloroso" apprendere della morte di Khashoggi, assicurando che il suo governo "ha fatto tutti i passi giusti nell’indagine". Questa visita, che riporta il leader saudita alla Casa Bianca a distanza di anni, assume i contorni di una piena riabilitazione diplomatica, un bilaterale durante il quale sono stati sanciti impegni economici di portata straordinaria. L'accoglienza riservatagli da Trump, che lo ha definito "un amico di lunga data", è stata infatti improntata a un calore che andava ben al di là dei convenevoli di rito, sottolineando come l'interlocutore saudita sia, per l'America di Trump, assolutamente ineludibile. Al centro dei colloqui, infatti, c'è stato l'annuncio di un investimento saudita negli Stati Uniti di seicento miliardi di dollari, una cifra mastodontica che, secondo quanto trapelato, potrebbe persino crescere fino a toccare i mille miliardi.

Il peso del passato e il contesto della visita

La permanenza di bin Salman a Washington non può però prescindere dal bagaglio di eventi che ne hanno segnato l'ascesa e che, in passato, ne avevano offuscato l'immagine sulla scena internazionale. Quando visitò gli Stati Uniti nel 2018, il principe era già noto per una serie di azioni controverse: l'incarcerazione di centinaia di esponenti dell'alta società e della stessa famiglia reale nell'hotel Ritz-Carlton di Riad, una guerra nello Yemen il cui costo in termini di vite civili è stato altissimo, le dimissioni forzate di un primo ministro libanese e, poco dopo la sua partenza, il brutale omicidio del giornalista in esilio. Quest'ultimo episodio, in particolare, aveva creato una frattura nei rapporti con diversi alleati occidentali, i quali avevano faticato non poco a ricucire un dialogo considerato ormai compromesso.

Una partnership strategica oltre le polemiche

L'incontro odierno, tuttavia, sembra voler simbolicamente seppellire quelle tensioni, proiettando lo sguardo su una collaborazione futura di lunghissimo periodo. C'è chi, come alcuni commentatori sauditi, vede in questo appuntamento un momento di consacrazione che potrebbe disegnare le relazioni bilaterali per i prossimi decenni, un parallelo moderno con incontri storici del passato. La determinazione di Trump nel blindare il principe da qualsiasi accenno critico e l'enfasi posta sugli enormi benefici economici dell'intesa lasciano intendere con chiarezza che, nell'attuale configurazione politica americana, gli interessi strategici e commerciali prevalgono su ogni altra considerazione di natura diversa, chiudendo di fatto ogni spazio al riesame di una pagina tanto oscura.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.