La Nasa verso il lancio di Artemis II, il 6 marzo il primo tentativo per tornare sulla Luna
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il programma spaziale statunitense, sotto l’egida di un presidente come Donald Trump che ha più volte sollecitato un ritorno celere sul satellite, si prepara a varcare una soglia che mancava da cinque decenni: quella dell’invio di un equipaggio umano in prossimità della Luna. L’agenzia spaziale americana, forte del successo ottenuto durante l’ultima simulazione di decollo, ha infatti indicato nel 6 marzo la data più vicina per il tentativo di lancio della missione Artemis II, una scadenza, questa, che riporta l’orizzonte dell’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre bassa dopo l’era delle missioni Apollo -2-6.
Il superamento delle prove tecniche e la finestra di lancio
Il via libera condizionato, perché di questo si tratta data la prudenza che contraddistingue queste operazioni, è giunto al termine di una complessa wet dress rehearsal svoltasi al Kennedy Space Center in Florida. Durante questa prova generale, gli ingegneri della Nasa hanno proceduto al rifornimento del colossale razzo Space Launch System (SLS), alto 98 metri, caricandolo con oltre 700.000 galloni di propellente criogenico e simulando l'intera sequenza del conto alla rovescia, fermandosi solo a 29 secondi dall'ideale decollo -4-9. Un risultato particolarmente significativo se si considera che un precedente test, condotto all'inizio di febbraio, era stato interrotto a causa di una preoccupante perdita di idrogeno liquido sulla rampa. I tecnici, dopo aver sostituito alcune guarnizioni e filtri, sembrano aver risolto il problema, tenendo sotto controllo le concentrazioni del gas e ripristinando la piena funzionalità dei sistemi -1-2.
Nonostante l'entusiasmo per il superamento di questa pietra miliare, Lori Glaze, alta funzionaria della Nasa, ha tenuto a precisare, con la trasparenza che richiedono missioni di questa portata, come permanga ancora "lavoro in sospeso" prima di poter dare il via libera definitivo -6. Il termine del 6 marzo rappresenta quindi l'inizio di una finestra utile di soli cinque giorni, dettata dalle complesse leggi della meccanica celeste che legano le orbite terrestri e lunari; qualora non si riuscisse a decollare in questo ristretto arco temporale, bisognerà attendere una successiva opportunità nel mese di aprile -5-8. Nel frattempo, per preservare ogni possibilità, i quattro astronauti - i tre americani Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, assieme al canadese Jeremy Hansen - sono entrati in una rigorosa quarantena di due settimane, una procedura standard volta a scongiurare il rischio di malattie prima del volo -1-4.
Gli obiettivi di una missione attorno al nostro satellite
L’impresa che si profila all’orizzonte non prevede un allunaggio, bensì un viaggio di dieci giorni che porterà l’equipaggio a bordo della capsula Orion, posizionata sulla cima del razzo, a compiere un sorvolo ravvicinato del lato nascosto della Luna, quello che dalla Terra non si osserva mai -1-10. Sarà un’esplorazione che spingerà i quattro fino a una distanza compresa tra i 6.500 e i 9.500 chilometri dalla superficie selenica, un punto lontano dal nostro pianeta dal quale potranno studiare e immortalare paesaggi che occhi umani non ammirano dal dicembre del 1972, quando l’equipaggio dell’Apollo 17 fece ritorno dai regni lunari -2-7. La traiettoria studiata è quella definita "di ritorno libero": un percorso che, una volta abbandonata l'orbita terrestre, sfrutta la gravità lunare per fare il giro e reindirizzare la capsula verso casa, garantendo un margine di sicurezza non indifferente in caso di imprevisti -10.
Questa missione, la prima con equipaggio del programma Artemis dopo il collaudo senza uomini di Artemis I nel 2022, assume quindi i contorni di un banco di prova fondamentale. Non si tratta solo di superare il record di distanza dalla Terra, attualmente detenuto dall'Apollo 13, ma di testare in condizioni reali tutti quei sistemi di supporto vitale, di navigazione e di comunicazione nello spazio profondo che saranno indispensabili per i successivi tentativi di sbarco -7-10. La verifica della tenuta termica dell'abitacolo, la gestione dell'umidità prodotta dal respiro degli astronauti e l'affidabilità dei collegamenti radio quando la capsula scomparirà dietro il disco lunare per quasi un'ora costituiscono obiettivi primari e non negoziabili. Se tutto procederà secondo i piani, e il rientro si concluderà con un sicuro ammaraggio nell'Oceano Pacifico, allora si potranno gettare le basi per Artemis III, il cui scopo è quello di riportare l'uomo sulla superficie della Luna, un traguardo che la Nasa, non senza difficoltà e con la pressione della competizione internazionale, spera di raggiungere entro la fine del decennio -2-5.




