Tra i custodi della tomba di Francesco c’è anche un oltrepadano
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Redazione Interno
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Nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove riposano le spoglie di papa Francesco, tra coloro che vegliano sulla sua sepoltura figura anche un volto noto dell’Oltrepò Pavese: monsignor Piero Marini, arcivescovo originario di Valverde, oggi frazione di Colli Verdi. Classe 1942, Marini – che per due decenni ha ricoperto il ruolo di maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie sotto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – è stato designato nel 2017 come uno dei guardiani del luogo sacro, incarico che oggi assume un significato particolare dopo la scomparsa del pontefice argentino.
I funerali di Jorge Mario Bergoglio, nonostante le sue ripetute indicazioni per una cerimonia essenziale, hanno assunto dimensioni maestose, con un corteo funebre della durata di un’ora che ripercorre lo schema delle esequie di Pio XII. La bara, trasportata su un mezzo appositamente allestito per consentire ai fedeli di rendere omaggio, toccherà alcuni punti simbolici della capitale, evitando però piazza San Pietro. «Sarà un percorso pensato per includere chi, ai margini della società, ha trovato in Francesco un riferimento», ha precisato il portavoce vaticano Matteo Bruni. All’arrivo a Santa Maria Maggiore, dove la tumulazione avverrà nella cripta, sono attesi rappresentanti delle comunità emarginate, dai senza fissa dimora ai migranti.
Intanto, già 250.000 persone hanno varcato le soglie del Vaticano per l’ultimo saluto al papa, mentre 170 delegazioni internazionali – tra cui capi di Stato e leader religiosi – si sono raccolte nella città eterna. Una partecipazione massiccia, che ha reso inevitabile l’istituzione di zone rosse e misure di sicurezza straordinarie, con il corteo che partirà alle 10:30 per concludersi alle 13.
Sul fronte economico, intanto, si muove un altro nome legato al territorio: Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali, confermato alla guida del gruppo assicurativo nonostante le tensioni degli ultimi mesi. La sua prossima mossa sarà convincere i soci critici – tra cui Crt, Unicredit e Benetton – della bontà dell’operazione Natixis, mentre lo sguardo del governo, attraverso lo strumento del golden power, rimane vigile. Parallelamente, cresce l’interesse su Mediobanca, il cui titolo ha segnato un +6,6%, in un contesto di ridefinizione degli equilibri finanziari.




