Il no di Pedro Sánchez a Donald Trump sulle basi militari e il parallelo con la guerra in Iraq
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Redazione Esteri
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La netta presa di posizione del primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, il quale ha esplicitamente rifiutato di mettere a disposizione degli Stati Uniti le basi militari congiunte di Rota e Morón de la Frontera per le operazioni belliche in Iran, ha innescato una crisi diplomatica dai contorni ancora tutti da definire, sebbene la sostanza appaia già cristallizzata in uno scontro frontale tra Madrid e la Casa Bianca. Il presidente americano, Donald Trump, nel corso di un incontro alla Casa Bianca con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, non ha nascosto la sua irritazione, arrivando a definire il comportamento della Spagna come “terribile” e a ventilare ritorsioni commerciali pesanti, come la sospensione degli accordi commerciali con il paese iberico, accusato inoltre di essere l'unico membro della Nato a non adeguarsi agli standard di spesa per la difesa richiesti dall'Alleanza Atlantica.
La ferma risposta di Madrid: sovranità e diritto internazionale
Alla base dello scontro, un principio giuridico che il governo spagnolo, per bocca del suo ministro degli Esteri José Manuel Albares, ha voluto ribadire con forza: le basi in questione, come stabilito dal Convenio de Cooperación para la Defensa del 1988, sono “di sovranità spagnola” e qualsiasi loro utilizzo per obiettivi che esulano dagli accordi bilaterali necessita di una “autorizzazione previa” da parte del governo di Madrid. Una autorizzazione che, nel caso specifico dell'offensiva congiunta di Usa e Israele contro l'Iran, non è stata concessa né, a quanto dichiarato da Albares, lo sarà, poiché l'intervento, privo di un mandato delle Nazioni Unite, è considerato dall'esecutivo di Pedro Sánchez non conforme al diritto internazionale e, di fatto, una guerra di aggressione. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva inizialmente dichiarato che Madrid avrebbe accettato di “collaborare”, suscitando una smentita categorica e immediata da parte spagnola, la quale ha ribadito che la posizione resta “assolutamente immutata” e che non vi è alcuna intenzione di autorizzare il transito di mezzi o armi statunitensi diretti al conflitto.
Il discorso di Sánchez: un richiamo agli errori del passato
La decisione, come Pedro Sánchez ha voluto spiegare in un discorso istituzionale dalla Moncloa, non è una scelta dettata da calcoli di convenienza politica o da un antiamericanismo preconcetto, bensì una presa di posizione etica e politica di fondo, che affonda le sue radici nella storia recente. Il premier spagnolo, richiamando alla memoria collettiva lo slogan “No alla guerra” che José Luis Rodríguez Zapatero oppose all'intervento in Iraq del 2003, ha tracciato un parallelo netto tra quell'evento e l'attuale escalation in Medio Oriente, sostenendo che ventitré anni fa un'altra amministrazione americana trascinò il mondo in un conflitto che, lungi dal portare sicurezza, produsse un aumento del terrorismo e una grave instabilità. Sánchez ha parlato di un “disastro” a cui la Spagna non intende partecipare, aggiungendo una frase destinata a pesare nel dibattito pubblico: “Non saremo complici per paura di rappresaglie”, quasi a voler sottolineare come la posta in gioco non sia solo la difesa del diritto internazionale, ma anche la capacità dell'Europa di agire come soggetto politico autonomo, capace di dissentire da scelte considerate errate, anche a costo di subirne le conseguenze economiche.
L'opposizione interna e le basi giuridiche di un rifiuto
La scelta del governo, naturalmente, non manca di suscitare reazioni anche all'interno del panorama politico spagnolo, dove il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, pur condannando il regime iraniano, ha espresso una posizione differente, sostenendo che appoggiare l'operazione significherebbe schierarsi con le democrazie liberali. Tuttavia, l'esecutivo appare determinato ad andare avanti, forte anche del dettato normativo che regola le basi di Rota e Morón, dove sono stanziati migliaia di militari statunitensi. Il diritto internazionale, come spiegano gli esperti, è chiaro: in assenza di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza o di una chiara legittima difesa, un'offensiva militare come quella in corso non può essere considerata legale, e il governo spagnolo, in virtù della propria sovranità, ha non solo il diritto ma il dovere di impedire che il proprio territorio venga utilizzato per azioni che violano la Carta delle Nazioni Unite. La crisi, dunque, non è solo diplomatica, ma solleva interrogativi profondi sul futuro dell'alleanza transatlantica e sul ruolo che l'Unione Europea intende giocare in uno scenario mediorientale in fiamme, dove alla complessità del quadro geopolitico si somma ora anche una crepa significativa nel rapporto con l'amministrazione Trump.
Keywords: Pedro Sánchez, Donald Trump, basi militari Spagna, guerra Iran, crisi diplomatica
Description: La Spagna di Sánchez dice no a Trump sull'uso delle basi di Rota e Morón per l'attacco all'Iran, scatenando una crisi diplomatica e commerciale. Madrid rivendica la propria sovranità.




