Il centrosinistra spagnolo come modello: Pd, M5s e Avs chiedono a Roma di dire no a Trump sull’Iran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   All’indomani delle comunicazioni al Parlamento dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto sulla crisi in Medio Oriente, le opposizioni italiane hanno scelto di compattarsi attorno a una linea chiara, che prende le distanze dalle scelte dell’amministrazione statunitense e che guarda invece con favore alla posizione espressa dal governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez. La risoluzione presentata da Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, e depositata alla Camera, rappresenta un tentativo – tutt’altro che timido – di impegno il governo a sostenere in sede europea la ferma contrarietà alla guerra espressa da Madrid, così come il pieno rispetto del diritto internazionale, anche e soprattutto alla luce di quelle che vengono definite “inaccettabili minacce commerciali” provenienti dall’amministrazione Trump. Un atto, questo, che si configura come una netta presa di posizione contro l’escalation militare in corso e contro l’uso della forza come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Il "caso Sánchez" e l’uso delle basi militari

La mossa delle opposizioni italiane trae linfa vitale dalla recente iniziativa del premier spagnolo, il quale ha pubblicamente dichiarato il proprio “no” alla guerra, vietando agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari di Rota e Morón per condurre attacchi contro l’Iran. Una posizione, quella di Sánchez, che gli è valsa le ire e le minacce di ritorsione da parte di Donald Trump, il quale non avrebbe gradito quella che percepisce come una defezione in un momento cruciale. Tuttavia, nonostante la chiara presa di posizione politica, secondo ricostruzioni giornalistiche apparse su testate spagnole come El Mundo, dalle basi andaluse sarebbero comunque transitati decine di aerei militari statunitensi, con movimenti registrati tra arrivi e partenze. Un elemento, questo, che solleva interrogativi sulla reale efficacia del blocco politico dichiarato da Sánchez e che aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda, mostrando come la diplomazia e le operazioni militari talvolta procedano su binari paralleli.

La posizione del governo italiano e la replica di Tajani

Se l’opposizione chiede all’esecutivo di allinearsi alla fermezza spagnola, la risposta del ministro degli Esteri Antonio Tajani non si è fatta attendere e ha chiaramente tracciato una linea di demarcazione. Intervenendo a Start su Sky Tg24, il vicepresidente del Consiglio ha commentato la scelta di Sánchez con parole misurate ma inequivocabili: “Io non credo mai che le guerre dei dazi servano, però certamente è stata una scelta politica quella di Sanchez, che non mi pare che abbia granché a cuore le relazioni transatlantiche”. Un’affermazione, quella di Tajani, che sembra voler raffreddare gli entusiasmi delle opposizioni, sottolineando come, pur potendo esprimere solidarietà al premier iberico per gli attacchi subiti da Washington, la modalità con cui sono state poste le condizioni non sia stata delle più felici dal punto di vista diplomatico. Tajani ha infatti aggiunto che “si possono dire le cose anche in maniera diversa”, suggerendo implicitamente che la forma utilizzata da Sánchez potrebbe aver danneggiato inutilmente i rapporti con un alleato storico.

Il contenuto della risoluzione e i nodi diplomatici

Osservando nel dettaglio il testo depositato da Pd, M5s e Avs, emerge una struttura argomentativa che affonda le radici nella critica alla gestione unilaterale della crisi. Il documento, nel suo preambolo, ricorda come l’attacco coordinato di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, avvenuto il 28 febbraio scorso mentre erano in corso i negoziati sul nucleare a Ginevra, rappresenti “una palese violazione del diritto internazionale”. Non solo: la risoluzione sottolinea come l’escalation militare stia producendo effetti devastanti anche sull’economia mondiale, con il rischio concreto di una nuova impennata dei prezzi dell’energia, e sulla sicurezza dei cittadini italiani – circa 70mila i connazionali nell’area del Golfo – che si trovano in una situazione di grave pericolo. Per queste ragioni, l’opposizione chiede al governo di non autorizzare l’utilizzo delle basi militari presenti sul territorio italiano per attacchi contro l’Iran e di adoperarsi per la riapertura di canali diplomatici, promuovendo un cessate il fuoco immediato e favorendo una de-escalation del conflitto, senza fornire alcun supporto militare a quella che viene definita una guerra in violazione del diritto internazionale.

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