Irlanda-Israele, i giocatori votano: si gioca. Ma quattro dissidenti lasciano il ritiro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La nazionale irlandese scenderà in campo domenica sera a Debrecen, in Ungheria, contro Israele. La decisione è arrivata al termine di una giornata convulsa, iniziata con il rifiuto di allenarsi da parte dell'intero gruppo e proseguita con una votazione interna allo spogliatoio che ha visto prevalere i favorevoli alla disputa del match di Nations League, valido per la seconda giornata del gruppo 2 di League B.

Una "maggioranza significativa" dei calciatori, come l'ha definita il chief executive della Federcalcio irlandese David Courell, ha optato per non boicottare la partita, nonostante le pressioni arrivate da mesi da una parte dell'opinione pubblica irlandese e da oltre 160 sportivi che avevano firmato una lettera aperta per chiedere il ritiro della squadra.

La rottura nello spogliatoio

La frattura all'interno del gruppo è emersa fin dalle prime ore di sabato, quando un giocatore ha comunicato al commissario tecnico Heimir Hallgrimsson la propria intenzione di non prendere parte alla sfida. Si tratta del portiere di riserva Gavin Bazunu, che secondo quanto filtra dal ritiro irlandese aveva manifestato il proprio disagio già nella serata di venerdì. La sua posizione è stata sostenuta da almeno altri tre compagni di squadra, che hanno chiesto di essere esclusi dalla trasferta ungherese.

La conferenza stampa della vigilia, inizialmente prevista per la tarda mattinata, è stata rinviata di oltre cinque ore per permettere ai giocatori di riunirsi in hotel e discutere collettivamente la situazione. Nel frattempo la seduta di allenamento è saltata e la delegazione è rimasta bloccata nelle camere dell'albergo di Debrecen.

Le misure di protesta annunciate

Nonostante la decisione di scendere in campo, i calciatori irlandesi hanno concordato una serie di gesti simbolici che accompagneranno la partita. Indosseranno fasce nere al braccio in memoria di tutte le vittime del conflitto a Gaza e non parteciperanno ad alcuni momenti della cerimonia pre-partita, comprese le strette di mano e lo scambio dei gagliardetti con gli avversari. Hanno inoltre chiesto e ottenuto di non essere coinvolti in alcun obbligo mediatico né prima né dopo il match, e neppure in vista della successiva gara contro l'Austria in programma a Dublino il primo ottobre.

La federazione irlandese ha annunciato che i proventi dei diritti d'immagine dei giocatori per questa partita e per quella con gli austriaci saranno devoluti in beneficenza.

Le reazioni ufficiali

La Federcalcio israeliana ha accolto con soddisfazione la conferma della disputa dell'incontro. "Ciò che ci rallegra oggi è che il calcio ha vinto", si legge in un comunicato diffuso prima della conferenza stampa della nazionale israeliana. L'IFA ha poi aggiunto che "la separazione tra calcio e politica deve essere mantenuta" e che la decisione della federazione irlandese e dei giocatori è stata quella corretta, "anche se ha richiesto più tempo del dovuto".

Sul fronte opposto, il ct Hallgrimsson aveva spiegato in settimana la posizione della sua squadra con parole che avevano provocato una dura replica da parte israeliana: "Non giochiamo con il genocidio, giochiamo contro il genocidio. Giochiamo contro Israele, non con Israele". La Federcalcio israeliana aveva risposto accusando l'allenatore islandese di "stupidità, ignoranza e ipocrisia".

Il contesto della doppia sfida

Le due partite tra Irlanda e Israele erano state spostate su campi neutrali già mesi fa. La gara di andata si disputa a Debrecen, in Ungheria, mentre il ritorno è in programma il 4 ottobre a Backa Topola, in Serbia, e sarà formalmente un incontro casalingo per l'Irlanda ma si giocherà a porte chiuse, senza la presenza dei tifosi irlandesi.

La scelta dei campi neutri era stata motivata dalla Federcalcio irlandese con ragioni di sicurezza, dopo che il sorteggio di febbraio aveva accoppiato le due nazionali e aveva fatto esplodere le proteste in Irlanda, dove il sostegno alla causa palestinese è storicamente molto forte. Già a maggio, in occasione di un'amichevole contro il Qatar, attivisti avevano lanciato palline da tennis sul campo con la scritta "Stop the Game".

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