Israele-Irlanda, la squadra vota per giocare ma la tv non commenta
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Redazione Salute
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La nazionale irlandese scenderà in campo domani sera a Debrecen, in Ungheria, contro Israele. Lo ha deciso una votazione interna allo spogliatoio, convocata dopo ore di discussioni e tensioni che avevano messo in dubbio la disputa del match valido per la Nations League. Alla fine, come riferito dal presidente della federazione irlandese David Courell, «una significativa maggioranza» dei giocatori si è espressa a favore della prosecuzione. La partita si giocherà regolarmente, ma il clima attorno alla sfida resta pesante.
La scelta della tv pubblica irlandese
A complicare il quadro ci ha pensato la decisione dell’emittente pubblica irlandese RTÉ, che trasmetterà il match senza inviare propri commentatori né allestire uno studio di analisi. La rete si limiterà a riprendere il flusso internazionale fornito dall’organizzazione, senza pubblicità né sponsorizzazioni legate all’incontro. Una scelta che l’azienda ha motivato con la volontà di rispettare gli obblighi contrattuali di trasmissione riducendo al minimo le attività di produzione e commerciali.
Il segnale è chiaro: la partita va in onda perché c’è un contratto, ma senza il consueto apparato editoriale che accompagna una sfida di cartello.
Il caso Bazunu e le richieste dei giocatori
All’origine della votazione c’è stata la posizione del portiere Gavin Bazunu, 24 anni, di origini nigeriane ma con la maglia dell’Irlanda dal 2021, quando parò un rigore a Cristiano Ronaldo. Il giocatore, che milita nello Stoke City in Championship, ha comunicato allo staff di non voler prendere parte alla partita, lasciando la squadra. La sua defezione ha fatto da detonatore per una frattura già latente nello spogliatoio. Secondo quanto ricostruito, altri giocatori avevano manifestato perplessità simili, tanto da indurre la federazione a indire un sondaggio formale.
Oltre alla decisione di scendere in campo, i calciatori hanno concordato una serie di gesti simbolici: indosseranno fasce nere al braccio in memoria delle vittime del conflitto a Gaza, non parteciperanno alle conferenze stampa e rinunceranno alla stretta di mano e allo scambio di gagliardetti con gli avversari prima del calcio d’inizio.
Le polemiche delle ultime settimane
La partita arriva dopo giorni di dichiarazioni infuocate. Il commissario tecnico irlandese Heimir Hallgrímsson aveva affermato che la sua squadra «non gioca con il genocidio, gioca contro il genocidio», suscitando la dura reazione della federazione israeliana, che aveva accusato il tecnico di «stupidità, ignoranza e ipocrisia».
Hallgrímsson aveva poi definito «non intelligente» la propria uscita, mentre il numero uno della comunicazione della federazione israeliana, Shlomi Barzel, ha rivendicato la paternità di quelle parole senza voler però presentare scuse, salvo ritirare il termine «stupidità» dopo aver ascoltato le dichiarazioni del ct irlandese. La federazione israeliana ha poi affidato a una nota il proprio commento sulla decisione irlandese di giocare: «Il calcio ha vinto», si legge nel comunicato, che sottolinea come «la separazione tra calcio e politica debba essere mantenuta».
Campo neutro e porte chiuse
La sfida di Debrecen è formalmente un incontro casalingo per Israele, mentre la partita di ritorno, in programma il 4 ottobre, vedrà l’Irlanda come squadra di casa ma si disputerà a Backa Topola, in Serbia, a porte chiuse. Nessun biglietto è stato messo in vendita per i tifosi irlandesi, e la federazione di Dublino ha rinunciato al proprio contingente di tagliandi anche per la trasferta ungherese. Le due nazionali non si affrontavano in una partita competitiva dal 2005.
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