Gasolio, lo sconto accise dimezzato dai rincari: nuovo record a 2,173 euro al litro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del gasolio ha già completamente assorbito il taglio delle accise di 17 centesimi al litro che il Governo aveva prorogato fino al 25 agosto, riportando il costo alla pompa sui livelli precedenti all'intervento di Palazzo Chigi.

Secondo gli ultimi rilevamenti dell'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, aggiornati al 18 agosto, il costo medio del diesel in autostrada ha toccato quota 2,173 euro al litro, un valore che eguaglia esattamente quello registrato il 4 agosto, proprio il giorno in cui il Consiglio dei ministri aveva deciso di estendere la riduzione fiscale per arginare la speculazione sui mercati energetici internazionali.

Un incremento, quello registrato nelle ultime due settimane, che di fatto ha reso vano lo sforzo economico dell'esecutivo, il quale aveva già stanziato oltre 2,2 miliardi di euro per sostenere il settore e tentare di calmierare le impennate determinate dal blocco navale nello Stretto di Hormuz, un passaggio obbligato per le navi cisterna che trasportano il greggio dal Medio Oriente verso i mercati occidentali e asiatici.

Il ritorno ai picchi di agosto

I dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografano una situazione in cui l'effetto calmierante del provvedimento governativo è stato integralmente vanificato dalla rapida escalation dei prezzi internazionali del petrolio, con il Brent che continua a viaggiare su valori elevati a causa delle tensioni geopolitiche che interessano le principali rotte commerciali.

La misura, che era entrata in vigore il 28 luglio con l'obiettivo di contenere i rincari alla pompa per automobilisti e imprese dell'autotrasporto, aveva portato il costo del diesel a stabilizzarsi temporaneamente sotto la soglia psicologica dei 2,15 euro, ma l'accelerazione delle quotazioni del greggio nelle ultime settimane ha rapidamente riassorbito quel margine di risparmio.

Se si confrontano le rilevazioni odierne con quelle precedenti al provvedimento, emerge chiaramente come il prezzo finale per il consumatore sia tornato a sovrapporsi ai valori che avevano indotto il Governo a intervenire d'urgenza in piena estate, vanificando di fatto l'efficacia della manovra fiscale.

La posizione delle associazioni

Le associazioni dei consumatori hanno sollevato un coro di proteste di fronte a questa dinamica che definiscono inaccettabile, chiedendo al Governo interventi più strutturati e incisivi che non si limitino a proroghe temporanee di pochi giorni, le quali finiscono per essere puntualmente assorbite dalle oscillazioni del mercato.

Sul fronte delle imprese, le critiche si fanno ancora più aspre: Confimprenditori ha accusato apertamente Palazzo Chigi di aver adottato misure "del tutto inefficaci" per fronteggiare l'emergenza prezzi, sottolineando come le aziende dell'autotrasporto, in particolare, si trovino a dover fronteggiare costi operativi insostenibili che rischiano di tradursi in un aumento generalizzato dei listini di beni e servizi lungo tutta la filiera logistica e commerciale.

La posizione delle associazioni di categoria è perentoria: senza un intervento più radicale e duraturo, che possa davvero scardinare le dinamiche speculative alla base dei rincari, ogni misura tampone è destinata a rivelarsi sterile come quella appena sperimentata.

Le scadenze e le scelte di Palazzo Chigi

La misura attuale, lo ricordiamo, scadrà ufficialmente il prossimo 24 agosto e il Governo si trova ora di fronte al bivio se prolungare ulteriormente l'intervento per calmierare le accise, con i conseguenti oneri per le casse pubbliche, oppure lasciare che i prezzi seguano il loro corso naturale, scaricando integralmente l'aumento sulle famiglie e sulle imprese.

La questione, più complessa di quanto appaia in superficie, coinvolge anche il tema del reperimento delle risorse necessarie a coprire un eventuale nuovo taglio, considerando che il capitolo di spesa per i carburanti ha già pesato per oltre 2,2 miliardi di euro sulle finanze statali solo per l'estate e la ripresa autunnale si annuncia altrettanto critica sul fronte energetico.

Le prossime ore saranno decisive per capire se il Ministero dell'Economia opterà per un nuovo rinvio della scadenza, cercando di limare le accise per un ulteriore periodo, o se lascerà che il mercato assorba pienamente i rialzi, con il rischio di alimentare ulteriormente l'inflazione e di innescare una spirale recessiva in un comparto, quello della logistica, già pesantemente provato dagli aumenti generalizzati dei costi dell'energia.

Il confronto con le quotazioni internazionali

A rendere ancora più evidente il fenomeno è la differenza, ormai stabilizzata, tra il prezzo del greggio Brent e il costo finale del prodotto raffinato alla pompa: un divario che gli analisti definiscono anomalo e che lascia intravedere margini di speculazione lungo la filiera della distribuzione, al di là del semplice aumento delle materie prime.

La benzina, dal canto suo, ha seguito un andamento analogo a quello del diesel, sebbene con picchi leggermente inferiori, ma il dato più allarmante rimane proprio quello del gasolio, che rappresenta il carburante strategico per il settore dell'autotrasporto e per l'intero sistema produttivo nazionale, fortemente dipendente dalla gomma per la movimentazione delle merci.

La dinamica dei prezzi osservata in queste settimane dimostra come la leva fiscale, per quanto generosa, sia assolutamente impotente di fronte alle turbolenze che agitano i mercati globali dell'energia, e come ogni intervento temporaneo rischi di trasformarsi in un boomerang per le finanze pubbliche, senza garantire alcuna stabilità duratura ai consumatori.

L'allarme per il sistema imprenditoriale

Nel frattempo, le associazioni di categoria hanno già preannunciato iniziative di mobilitazione per i prossimi giorni, qualora il Governo non dovesse assumere impegni concreti per stabilizzare i costi del carburante per le imprese del trasporto merci, che rappresentano la spina dorsale della logistica nazionale e che rischiano di veder compromessa la loro stessa sopravvivenza in assenza di un sostegno adeguato e continuativo.

La questione delle accise, ormai da anni al centro del dibattito politico-economico italiano, si ripropone con drammatica attualità in un contesto di elevata inflazione e di crescita economica incerta, dove l'incidenza del costo del carburante sul bilancio familiare e sul conto economico delle imprese è diventata una delle variabili più critiche da gestire.

Per gli operatori del settore, il messaggio che arriva dai dati dell'Osservatorio Mimit è inequivocabile: lo sconto di 17 centesimi, nonostante le buone intenzioni del legislatore, è già storia passata, mangiato via dai rincari del greggio e da un mercato che sembra non voler dare tregua a chi deve fare i conti con il pieno al distributore.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.