Intesa Sanpaolo, Morgan Stanley riduce il giudizio a ‘equal-weight’ ma il target resta lontano dai prezzi correnti
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Redazione Economia
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Il vento che spira su Piazza Affari, nonostante qualche timido segnale di apertura sulla parità per i listini europei (future sull’Euro Stoxx 50 in rialzo dello 0,1%), porta con sé una revisione di peso sul fronte bancario. Morgan Stanley, come spesso accade in queste fasi di assestamento post-bilancio, ha tagliato il proprio giudizio su Intesa Sanpaolo, portandolo da ‘overweight’ a ‘equal-weight’: una scelta che, a ben guardare, non implica un vero e proprio dietrofront sulle potenzialità del titolo, quanto piuttosto una riconsiderazione relativa dopo i recenti exploit. Il prezzo obiettivo, pur ridotto da 6,8 a 6,6 euro, si mantiene infatti ben al di sopra degli attuali valori di Borsa (l’azione viaggiava a 5,834 euro, segnando un +0,36%), e questo scarto – quasi un euro di differenza – racconta meglio di ogni altra analisi la prudenza ancora impressa a caldo dagli analisti.
Quel che conta, nel dettaglio del report diffuso dalla banca d’affari americana, è la fotografia del primo trimestre 2026: i conti dell’istituto guidato dal suo management sono risultati in linea con le attese del consenso per quanto riguarda il net interest income, ma decisamente migliori del previsto sul fronte dei costi operativi e del Cost of Risk. Proprio grazie a questi elementi – lo si legge senza troppi giri di parole nella nota – gli esperti hanno alzato di circa l’1% le stime sugli utili per azione (Eps) relative al biennio 2026. Un miglioramento, sì, ma non tale da giustificare agli occhi di Morgan Stanley il mantenimento del precedente rating sovrappesato. La prudenza, in questo caso, diventa quindi un esercizio di stile più che una bocciatura sostanziale.
Il trimestre che sorprende (ma il management trattiene la guidance)
L’8 maggio, giusto per rimanere ai fatti, Intesa Sanpaolo ha pubblicato i risultati del primo trimestre dell’anno in corso, e quelli – a differenza di quanto si potrebbe temere da una sforbiciata di rating – sono parsi solido oltre ogni previsione. A fare la differenza, spiegano gli addetti ai lavori, è stato un trading superiore alle attese, unito a minori spese operative e a un costo del rischio inferiore. Nel complesso, l’andamento dei ricavi si è rivelato molto positivo, trainato da una forte crescita dei volumi e da afflussi consistenti nel segmento del risparmio gestito (Asset Management). La nota dolente, se così si può chiamare, arriva dalla prudenza del vertice: il management non ha infatti rivisto al rialzo la guidance sull’utile netto per il 2026, lasciandola ancora intorno ai 10 miliardi di euro. Una scelta dettata da cautela, è stato sottolineato nel corso della conference call, ma con l’esplicita ammissione che l’andamento operativo – in particolare il margine di interesse – appare molto favorevole, tanto da lasciare aperta la porta a possibili revisioni in corso d’anno.
Equita Sim alza il target, ma Tenaris resta sotto la lente
E se Morgan Stanley frena, altri non la pensano allo stesso modo. Equita Sim, a valle degli stessi risultati, ha fatto l’esatto contrario: alzato del 2% il prezzo obiettivo su Intesa Sanpaolo, portandolo a 7,4 euro, e confermando la raccomandazione ‘buy’. I motivi di questa divergenza vanno cercati nella lettura delle stime: gli analisti di Equita hanno rivisto al rialzo le previsioni di utile per il triennio 2026-2028 (un +2% medio) per riflettere una migliore dinamica del net interest income, legata a sua volta a un’evoluzione dei tassi di interesse giudicata più favorevole. A Piazza Affari, oltre a Intesa, restano sotto la lente anche Tenaris e altre blue chip, in una giornata che comunque dovrà fare i conti con il quadro geopolitico internazionale.
Il contesto geopolitico: Trump boccia l’Iran, Putin apre a Schröder
Perché, al di là dei numeri di bilancio e dei rating, i mercati guardano con attenzione a quanto accade sui due fronti caldi del momento. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito “inaccettabile” l’ultima proposta di pace presentata dall’Iran in risposta a quella americana: lo ha scritto, senza ulteriori dettagli, sui suoi canali social, lasciando intendere una distanza ancora incolmabile tra le due posizioni. Dall’altro lato, e cioè sul fronte russo-ucraino, Vladimir Putin si è detto invece aperto a una risoluzione del conflitto, indicando l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile negoziatore. Due scenari, questi, che pesano inevitabilmente sull’umore degli investitori, ma che per ora – complice l’assenza di novità concrete – non hanno scalfito più di tanto la tenuta dei futures europei.




