Furti alla Coin di Termini, chiesto l’arresto per la cassiera complice di carabinieri e poliziotti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inchiesta della Procura di Roma sui furti sistematici messi a segno all’interno del punto vendita Coin di via Giolitti, nella stazione Termini, si arricchisce di un nuovo e significativo capitolo giudiziario. La richiesta di misura cautelare, formalizzata nelle scorse ore, mira alla custodia cautelare per una cassiera di quarant’anni, Sabrina Morani, ritenuta dagli inquirenti il perno centrale di un collaudato meccanismo di sottrazioni che vede coinvolti, a vario Titolo, ben quarantaquattro indagati -1. Tra questi, ventuno sono appartenenti alle forze dell’ordine, un dato che ha scosso l’opinione pubblica e gettato un’ombra preoccupante sui controlli all’interno dello scalo ferroviario. La donna, difesa dall’avvocato Carlo Testa Piccolomini, verrà ascoltata dal giudice venerdì ventisette febbraio, un interrogatorio di garanzia che si preannuncia cruciale per la sua posizione e che precederà la decisione del giudice sull’effettiva applicazione della misura restrittiva -1.

Il meccanismo delle ruberie e il ruolo della cassiera

Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Stefano Opilio, che coordina le indagini insieme al procuratore aggiunto Giovanni Conzo, il sistema era rodato e si basava su una sorta di tacito accordo tra la dipendente infedele e i militari o agenti di polizia in servizio presso lo scalo -3-5. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza, installati proprio per far luce sulle anomalie contabili, avrebbero immortalato scene inequivocabili: i membri delle forze dell’ordine, dopo aver scelto la merce tra gli scaffali – capi d’abbigliamento, profumi, borse e accessori – si avvicinavano alla cassa gestita dalla donna, la quale provvedeva a rimuovere le placche antitaccheggio e a preparare i pacchi senza che venisse corrisposto il giusto prezzo -1-9. In alcuni casi, stando a quanto emerge dagli atti, venivano lasciati pochi euro a titolo di corrispettivo simbolico; in altri, invece, si procedeva a simulare pagamenti con carte di credito mai avvenuti o a modificare i prezzi sui registratori di cassa, se non addirittura a utilizzare vecchi scontrini di cortesia per mascherare l’operazione come una vendita regolare -7-10.

Un episodio tra i tanti, risalente allo scorso ottobre, ritrarrebbe un carabiniere mentre si allontana con un maglione, un cappotto e una pashmina senza esborso di denaro; in un'altra circostanza, un suo collega avrebbe portato via sette capi e una borsa Guess lasciando soltanto cinquanta euro -1. Non si trattava, quindi, di ruberie occasionali, ma di un flusso continuo che nel tempo ha generato un buco nei conti del negozio stimato in circa centottantaquattromila euro, una cifra che rappresenta oltre il dieci per cento del fatturato, percentuale ben superiore alla media fisiologica del due-tre per cento registrata in altri punti vendita della catena -5-6. L’azienda, insospettita da queste perdite anomale, aveva affidato a una società investigativa privata il compito di vederci chiaro, portando all’installazione di telecamere che hanno di fatto svelato l’intera architettura delle sottrazioni -1-4.

Il quadro degli indagati e le posizioni degli agenti

La platea degli indagati in divisa, come detto, comprende nove poliziotti e dodici carabinieri, tutti in servizio presso la stazione Termini nel periodo in cui sarebbero avvenuti i furti, concentrati principalmente nell’autunno del 2024 -3-6. Tra gli agenti della Polizia Ferroviaria finiti nel registro degli indagati figurano profili di vario grado: un primo dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo e un'agente -7. Per quanto riguarda l’Arma dei carabinieri, invece, risultano coinvolti un brigadiere, diversi vice brigadieri e alcuni appuntati scelti, tutti di stanza allo scalo capitolino -7-8. Nei giorni scorsi, contestualmente alla notifica degli avvisi di garanzia, è scattato per i militari il trasferimento in altre sedi, un provvedimento disciplinare cautelare immediato che testimonia la volontà di tagliare ogni possibile legame con il contesto in cui le presunte irregolarità si sarebbero verificate -2-10.

Non mancano, naturalmente, le repliche da parte delle difese. L’avvocato Andrea Falcetta, che assiste otto dei carabinieri indagati, ha tenuto a precisare come gli episodi contestati ai suoi assistiti abbiano un valore economico assai modesto, nell’ordine di poche decine di euro, e nulla avrebbero a che vedere con il giro di centinaia di migliaia di euro ipotizzato dall’accusa -2-8. Il legale ha inoltre sottolineato come, a distanza di poche ore dalla notifica degli avvisi di garanzia, gli stessi carabinieri abbiano comunque continuato a svolgere il proprio dovere, effettuando decine di arresti in flagranza e recuperando merce rubata per migliaia di euro nel corso di servizi antitaccheggio -3-10. Una precisazione che mira a separare il piano delle responsabilità individuali da quello dell’operato complessivo delle forze dell’ordine.

Le chat e le indagini in corso

A complicare ulteriormente il quadro probatorio, contribuiscono gli elementi emersi dalla telefonia. Sul dispositivo mobile della cassiera sono state rinvenute diverse conversazioni, tramite chat WhatsApp, intercorse con alcuni degli agenti e militari indagati -1. Sebbene il contenuto specifico dei messaggi non sia stato reso noto, gli inquirenti li ritengono rivelatori di un rapporto di familiarità e complicità andato ben oltre il semplice scambio professionale, consolidando di fatto quel clima di impunità che avrebbe permesso ai furti di ripetersi per mesi senza che nessuno intervenisse -1. L’inchiesta, va ricordato, non si limita ai soli appartenenti alle forze dell’ordine. Oltre a loro, infatti, risultano indagati anche una ventina di dipendenti di altri negozi presenti all’interno della stazione Termini, i quali avrebbero beneficiato dello stesso trattamento privilegiato, acquistando merce a prezzi irrisori grazie alla mediazione della stessa cassiera -6. Un reticolo di piccole e grandi complicità che, secondo l’ipotesi accusatoria, ha consentito a un numero considerevole di persone di approfittare sistematicamente del punto vendita, fino alla sua chiusura, ignorando quei doveri di vigilanza che, per chi indossa una divisa, dovrebbero rappresentare un principio non negoziabile.

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