Furti alla Coin di Roma Termini, chiesto l’arresto per la cassiera complice di poliziotti e carabinieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inchiesta della Procura di Roma che ha già portato alla luce un sistema di furti sistematici all’interno del punto vendita Coin di via Giolitti, situato nel cuore della stazione Termini, si arricchisce ora di un nuovo e decisivo capitolo giudiziario. La richiesta di misura cautelare, formalizzata nei confronti di Sabrina Morani, la cassiera di 40 anni considerata dagli inquirenti il perno dell’intera operazione, rappresenta un passo fondamentale verso la definizione delle responsabilità individuali. La donna, assistita dal legale Carlo Testa Piccolomini, sarà sottoposta all’interrogatorio di garanzia nella giornata di venerdì, un appuntamento cruciale questo, dal quale il giudice potrebbe trarre gli elementi necessari per convalidare o meno la richiesta della pubblica accusa, rappresentata dal pm Stefano Opilio -1.

Il meccanismo dei piccoli prelievi e l’ammanco da trecentomila euro

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Opilio, hanno permesso di ricostruire un meccanismo collaudato che si ripeteva con preoccupante regolarità per tutto il 2024. Le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza, installati proprio per far luce su un anomalo buco di cassa, mostrerebbero la dipendente mentre, rimossi i dispositivi antitaccheggio, preparava pacchi di merce — si parla di capi d’abbigliamento, borse, profumi e cosmetici — per poi consegnarli ai suoi interlocutori in divisa, i quali talvolta lasciavano pochi euro in contanti, talaltra non corrispondevano alcun compenso -3-4. Non si trattava, a quanto emerge dagli atti, di colpi eclatanti, bensì di una moltitudine di piccole sottrazioni quotidiane che, sommate, hanno prodotto un danno economico rilevantissimo per l’esercizio commerciale: l’ammanco complessivo ha raggiunto quota 300mila euro, con una percentuale di merce sparita attestatasi al 10,8% del fatturato, un dato questo che supera di gran lunga la media fisiologica del settore, solitamente compresa tra il 2 e il 3% -1-2.

Il ruolo degli indagati e le chat che confermano i rapporti

Oltre alla cassiera, il registro degli indagati conta attualmente 44 persone, delle quali 21 appartengono alle forze dell’ordine: si tratta di nove agenti della Polizia Ferroviaria, tra cui figura un primo dirigente, due commissari, un ispettore e diversi assistenti e sovrintendenti, e di dodici carabinieri in servizio presso lo scalo, alcuni dei quali con i gradi di brigadiere e vice brigadiere -2-10. Per loro, l’accusa ipotizzata è quella di furto aggravato in concorso, aggravato dall’aver approfittato delle relazioni d’ufficio. A gettare ulteriore luce sulla natura consolidata di questi rapporti, gli inquirenti hanno acquisito anche il contenuto di numerose chat WhatsApp intercettate sul telefono della Morani: conversazioni che, secondo quanto si apprende, rivelerebbero un clima di familiarità e complicità tra la donna e i militari, con messaggi che lascerebbero pochi dubbi sulla sistematicità delle condotte illecite -1-6.

Le condotte specifiche e la doppia aggravante per gli uomini in divisa

Tra gli episodi contestati, ce n’è uno risalente al 17 ottobre 2024 in cui la cassiera, dopo aver mostrato un maglione, un cappotto e una pashmina a un carabiniere e aver rimosso le placche, glieli porge senza ricevere denaro. In un’altra circostanza, il 26 dicembre dello stesso anno, un militare si allontana con sette capi d’abbigliamento e una borsa del marchio Guess, lasciando alla dipendente soli 50 euro come corrispettivo per l’intero bottino -1. Agli uomini in divisa, inoltre, non si contesta soltanto di aver beneficiato di questo trattamento privilegiato, ma anche di aver di fatto omesso di intervenire nonostante la loro presenza costante nell’area della stazione: una sorta di omertà, questa, che avrebbe consentito ad altri dipendenti di negozi limitrofi, anch’essi finiti nel registro degli indagati, di approfittare dello stesso sistema per rifornirsi di merce a prezizi irrisori o a costo zero, minando dall’interno il principio stesso della legalità che sarebbero stati chiamati a presidiare -1-3.

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