Garlasco, le intercettazioni della madre di Sempio e il no della famiglia Poggi alla parte civile
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Redazione Interno
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«Venerdì l'hanno chiamato a prendere le misure... ma perché non gliele avete prese a Stasi? A mio figlio gli prendete le misure venti anni dopo... venti anni dopo che è venti chili in più... e l'unica cosa che gli è rimasta uguale all'epoca è il numero di scarpe che aveva il 44 all'epoca e ce l'ha ancora adesso... ma il resto del fisico cambia». A pronunciare queste parole, in un'intercettazione telefonica captata il 28 ottobre 2025, è Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, l'uomo nuovamente indagato per l'omicidio aggravato di Chiara Poggi.
Le misure contestate e il nodo della taglia 44
La conversazione, ritenuta rilevante dagli inquirenti, è confluita nell'informativa che i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano hanno consegnato alla Procura di Pavia. Il riferimento è agli accertamenti antropometrici disposti sul 38enne per confrontare le sue caratteristiche fisiche attuali con le tracce lasciate sulla scena del delitto del 13 agosto 2007.
La difesa di Sempio contesta da mesi la compatibilità tra il piede del suo assistito e l'impronta a pallini attribuita all'assassino, sostenendo che all'epoca il giovane calzasse già il 44 e non il 42 indicato dalla Procura. I consulenti del pubblico ministero, tra cui la medico legale Cristina Cattaneo, hanno replicato che un incremento ponderale nel tempo può aumentare in modo significativo larghezza e volume del piede.
Lo sfogo contro la famiglia Poggi
Nelle medesime carte depositate con la nuova chiusura delle indagini compare un altro passaggio intercettato nell'autunno del 2025, nel quale Daniela Ferrari si lascia andare a espressioni di durezza estrema verso la vittima e i suoi familiari: «Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire... maledetta». Parole che arrivano a quasi vent'anni dal delitto e che, secondo gli investigatori, si inseriscono in un contesto familiare descritto come particolarmente teso.
La famiglia Poggi: nessuna pretesa economica da un innocente
Sul versante processuale, la famiglia di Chiara Poggi ha annunciato che non si costituirà parte civile nei confronti di Andrea Sempio nell'udienza preliminare che si profila dopo la richiesta di rinvio a giudizio annunciata dalla Procura di Pavia. «Non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti», ha dichiarato l'avvocato Francesco Compagna, che insieme a Gianluigi Tizzoni rappresenta i genitori e il fratello della vittima.
I legali dei Poggi saranno invece parte in un eventuale giudizio di revisione che dovesse essere promosso dalla difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio.
Il fronte giudiziario e il Dna sui pedali
La nuova inchiesta si intreccia con gli accertamenti sul Dna rinvenuto sui pedali della bicicletta di Stasi. Secondo quanto emerso dagli atti, due contro-analisi datate 20 settembre 2007 sul campione che aveva rivelato la presenza del profilo genetico di Chiara Poggi risultarono totalmente negative, ma di quei tracciati non si sarebbe trovata traccia nel fascicolo del processo che portò alla condanna.
Sentito dai pm, l'ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano ha dichiarato di non avere alcun ricordo specifico di quelle contro-analisi, precisando che da comandante trasmetteva gli atti. Il genetista Giorgio Portera, ascoltato a sua volta, ha spiegato di non aver mai eseguito personalmente l'analisi genetica del campione né di aver interpretato profili relativi al caso, chiarendo che il collegamento della sua persona deriva dalla registrazione di un accesso con la sua utenza nella fase finale di caricamento sul sequenziatore.
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