Nepal e Tibet, il conto delle vittime supera quota mille. A Kathmandu il muro dei dispersi
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Redazione Esteri
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Oltre mille vittime accertate, quasi quattromila dispersi e un intero paese che cerca di fare i conti con una tragedia di proporzioni immense. Le inondazioni che hanno colpito il Nepal e il Tibet, alimentate da piogge torrenziali e dal cedimento di terreni già resi fragili dalla stagione monsonica, hanno provocato una strage che continua a fare paura, con numeri che parlano di 987 morti solo in Nepal e almeno 16 dalla parte cinese del confine himalayano.
Il bilancio sale, i dispersi restano migliaia
I dati diffusi dall'autorità nazionale nepalese per la gestione dei disastri, citati dalla Cnn, aggiornano il quadro di una situazione che appare sempre più drammatica. Se le vittime accertate hanno superato quota mille sommando i due versanti della catena montuosa, sono 3.916 le persone di cui al momento non si hanno notizie in Nepal, un numero che rende l'idea della difficoltà delle operazioni di ricerca e soccorso in un territorio impervio e martoriato.
Le frane e gli smottamenti, che hanno spazzato via interi villaggi e infrastrutture, hanno reso inaccessibili molte aree, complicando ulteriormente il lavoro dei soccorritori che, come è stato reso noto, stanno impiegando anche termocamere per individuare eventuali sopravvissuti all'interno delle gallerie degli impianti idroelettrici, luoghi dove il rischio di trovare corpi è purtroppo altissimo.
Il muro dei dispersi a Kathmandu, la speranza in un volto
Nel frattempo, a Kathmandu, fuori dall'ospedale universitario, si è formato quello che ormai tutti chiamano il muro dei dispersi. Venticinque metri di fotografie, numeri di telefono e appelli strappati, affissi da parenti che non hanno più notizie dei loro cari, consapevoli che la speranza di riabbracciarli è ormai ridotta al lumicino.
Ogni volto, ogni nome, ogni numero scritto a mano rappresenta una storia interrotta e una famiglia in attesa, in un paese che cerca di elaborare il lutto mentre le operazioni di ricerca proseguono in condizioni estreme, con il fango e le macerie che rendono ogni scavo un'impresa e ogni ritrovamento una ferita che si riapre.
L'emergenza nelle gallerie e gli operai intrappolati
Uno dei fronti più critici riguarda gli operai rimasti bloccati nelle gallerie degli impianti idroelettrici, colpiti dalle alluvioni del 26 agosto. Le autorità locali temono che fino a 933 lavoratori possano essere intrappolati in undici diversi progetti situati nei distretti di Rasuwa e Nuwakot, e le immagini termiche diffuse dai soccorritori mostrano l'interno di questi cunicoli, dove la ricerca di segni di vita si scontra con la disperazione del tempo che passa.
In questo contesto, il governo nepalese ha già disposto l'uso di fosse comuni per seppellire i corpi delle vittime non identificate, una decisione dolorosa ma necessaria per far fronte all'enorme numero di decessi, mentre la macchina dei soccorsi continua a lavorare senza sosta in una delle peggiori catastrofi naturali che il paese abbia mai dovuto affrontare negli ultimi anni.
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