Sigarette a 5 euro, la proposta delle 50mila firme arriva in parlamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un'accisa aggiuntiva di cinque euro destinata a far lievitare il costo dei pacchetti (e non solo loro) ben oltre la soglia psicologica dei dieci euro. È quanto prevede il testo di una proposta di legge di iniziativa popolare, promossa da un fronte compatto che riunisce l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), la Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, la Fondazione Umberto Veronesi e la Fondazione Aiom, la quale ha ufficialmente superato l'ostacolo delle 50mila firme necessarie per essere trasmessa alle Camere.

L'annuncio, arrivato a quattro mesi esatti dal lancio della campagna denominata "5 euro contro il fumo", segna dunque il primo, fondamentale traguardo di un iter che adesso entra nel vivo della discussione parlamentare, dove il provvedimento dovrà essere calendarizzato, discusso e, eventualmente, approvato. "Siamo orgogliosi del risultato raggiunto in breve tempo", hanno dichiarato i promotori in una nota congiunta, sottolineando la rapidità con cui i cittadini hanno aderito all'iniziativa.

L'aumento secco riguarderà anche i prodotti "nuova generazione"

Nel mirino della manovra correttiva, che si propone di intervenire sulla leva economica per dissuadere dal consumo, non finiscono soltanto le tradizionali sigarette. La proposta estende la propria portata a tutti i dispositivi e i prodotti da inalazione di nicotina, compresi quelli che negli ultimi anni hanno guadagnato larga fetta di mercato spacciandosi (forse erroneamente) per alternative meno dannose. Stiamo parlando delle sigarette elettroniche, del tabacco riscaldato e dei cosiddetti sacchettini di nicotina.

L'idea di fondo, suffragata dai promotori che citano i modelli francese e irlandese, è che un incremento drastico e improvviso del prezzo – in questo caso un'accisa specifica fissa di 5 euro a unità di consumo, da sommare alle imposte già esistenti – rappresenti la strategia più efficace per ridurre il numero dei fumatori, in particolare nella fascia degli adolescenti, notoriamente più sensibili alle variazioni di prezzo.

In Francia, va ricordato, il prezzo medio è stato portato progressivamente a 13 euro, mentre l'Irlanda ha superato quota 15, registrando in entrambi i casi cali significativi della percentuale di tabagisti tra la popolazione adulta.

Il gettito alle casse del servizio sanitario nazionale

Non si tratta solo di una misura di salute pubblica, ma anche di una potenziale iniezione di liquidità per il sistema sanitario italiano, sempre più in difficoltà tra liste d'attesa e carenza di fondi. Nel disegno di legge depositato, le associazioni promotrici hanno specificato una clausola fondamentale: l'intero gettito derivante da questa nuova tassa (che secondo le prime stime potrebbe aggirarsi intorno agli 800 milioni di euro annui) dovrà essere obbligatoriamente reinvestito per il finanziamento e il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale.

Un meccanismo, questo, che mira a chiudere il cerchio facendo pagare ai fumatori (diretti o passivi che siano) i costi sociali di una dipendenza che, lo ricordano i dati dell'Aiom, è responsabile del 90% dei casi di tumore al polmone e di una fetta consistente delle patologie cardiovascolari e respiratorie croniche. Attualmente, nel nostro Paese, fuma poco meno di un quarto della popolazione adulta, mentre la piaga del policonsumo colpisce oltre il 70% degli studenti delle scuole superiori, un dato che allarma e che spinge i clinici a chiedere un intervento urgente e senza tentennamenti.

L'iter parlamentare e la sfida della calendarizzazione

Superato lo scoglio delle firme raccolte anche attraverso piattaforme digitali (con autenticazione tramite SPID), il testo verrà ora trasmesso agli uffici di presidenza di Montecitorio o Palazzo Madama per la verifica della regolarità delle sottoscrizioni. Una volta accertata la conformità, il provvedimento verrà assegnato alla commissione competente, che avrà il compito di analizzarne il contenuto e di proporre eventuali modifiche prima dell'aula.

La raccolta delle firme, per altro, non si è fermata: i promotori intendono continuare a raccogliere sottoscrizioni per garantire un margine di sicurezza superiore al limite minimo richiesto dalla legge, blindando così l'iniziativa contro eventuali contestazioni formali.

Sebbene i regolamenti parlamentari prevedano tempi teoricamente contingentati per l'esame delle proposte di legge popolari (in Senato, ad esempio, la discussione è calendarizzabile entro novanta giorni), la strada verso l'aula è ancora lunga e disseminata di insidie politiche, legate soprattutto all'impatto che una manovra simile avrebbe sulle abitudini e sul portafoglio di milioni di italiani.

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