Sigarette a oltre 10 euro, la proposta di legge con le 50mila firme arriva in parlamento
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Redazione Interno
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L’aumento drastico del costo del pacchetto, una misura che in Francia come in Irlanda ha già dimostrato sul campo la propria efficacia nel ridurre la prevalenza del tabagismo, si appresta a diventare oggetto di un serrato confronto parlamentare anche in Italia.
La campagna “5 euro contro il fumo”, lanciata lo scorso 26 gennaio da un fronte compatto che riunisce l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), la Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, la Fondazione Umberto Veronesi e la Fondazione Aiom, ha infatti raggiunto il traguardo delle 50mila firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare. Un risultato, questo, conseguito in poco più di quattro mesi e che i promotori stessi hanno definito motivo di orgoglio, considerata la rapidità con cui i cittadini hanno risposto all’appello.
L’iter parlamentare e i tempi dell’esame
Ora che la soglia è stata superata, il testo della proposta – che prevede l’istituzione di un’accisa specifica di 5 euro per ogni unità di consumo standard – dovrà essere formalmente trasmesso al Parlamento per l’avvio dell’iter di discussione.
Le stesse organizzazioni promotrici, forte del sostegno raccolto e del precedente virtuoso rappresentato dalla legge sull’oblio oncologico, hanno sollecitato una calendarizzazione rapida del provvedimento; per il Senato, va ricordato, il regolamento interno impone l’esame della proposta entro 90 giorni dalla ricezione ufficiale dei documenti e delle sottoscrizioni. La raccolta delle firme, tra l’altro, non si è ancora fermata e prosegue al solo scopo di garantire un margine superiore al limite strettamente richiesto, così da scongiurare eventuali contestazioni formali.
La strategia economica e il gettito per la sanità
Il cuore della manovra, come si legge nella relazione che accompagna il disegno di legge, è rappresentato da un aumento strutturale del prezzo di tutti i prodotti contenenti o rilascianti nicotina: dai pacchetti di sigarette tradizionali al tabacco riscaldato, passando per le sigarette elettroniche e i sacchettini orali, nessuna delle nuove frontiere del fumo sarebbe esclusa dal rincaro. Questo balzo in avanti, che di fatto porterebbe il costo medio di un pacchetto abbondantemente oltre la soglia psicologica dei 10 euro, si inserirebbe in una precisa strategia di sanità pubblica.
I promotori stimano infatti che una misura così drastica possa determinare una riduzione dei consumi di tabacco pari al 37%, generando al contempo un gettito annuo aggiuntivo di circa 800 milioni di euro. Un tesoretto, questo, che la proposta vorrebbe destinare per intero al finanziamento e al potenziamento del Servizio sanitario nazionale, rafforzandone le risorse ordinarie.
L’esempio europeo e il problema dei più giovani
L’efficacia della leva fiscale, del resto, non è un assunto teorico ma una realtà già osservata in altri Paesi europei dove il prezzo delle sigarette ha subito impennate simili. In Francia, dove il governo ha avviato un programma nazionale per portare il pacchetto a 10 euro entro il 2020 e successivamente a 13 euro entro il 2027, così come in Irlanda, la tassazione elevata ha contribuito a una flessione significativa della percentuale di fumatori, soprattutto nella fascia degli adolescenti e dei giovani adulti.
Ed è proprio sui più giovani che si concentra la preoccupazione maggiore delle associazioni oncologiche, da sempre in prima linea nella prevenzione. I dati diffusi dagli stessi promotori parlano chiaro: se il fumo riguarda ancora quasi un quarto della popolazione adulta italiana, tra gli studenti della scuola secondaria di primo grado l’11,5% ha già avuto a che fare con sigarette o sigarette elettroniche, una percentuale che schizza oltre il 37% nella fascia d’età compresa tra i 14 e i 17 anni.




