Israele accusa il cardinale Parolin: le sue parole su Gaza minano la pace
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Redazione Esteri
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L’ambasciata di Israele presso la Santa Sede ha espresso una ferma critica riguardo all’intervista rilasciata dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, definendola un intervento che, seppur animato da buone intenzioni, finisce per «minare gli sforzi» volti a porre fine al conflitto a Gaza e a contrastare la recrudescenza dell’antisemitismo. La nota, diffusa attraverso i canali ufficiali, delinea una posizione netta, che vede nelle dichiarazioni del porporato una pericolosa ambiguità nel descrivere le parti in causa.
La critica di equivalenza morale
Nel dettaglio, la rappresentanza diplomatica israeliana contesta quella che definisce una «equivalenza morale laddove non è pertinente», sottolineando con forza come non possa sussistere alcun paragone tra le azioni di uno Stato democratico, il quale ha il dovere primario di proteggere i propri cittadini, e la condotta di un’organizzazione terroristica la cui ragion d’essere, si afferma, è intenzionata alla loro uccisione. Secondo questa prospettiva, l’intervista si concentrerebbe eccessivamente sulle critiche mosse a Israele, tralasciando invece il persistente rifiuto di Hamas di liberare gli ostaggi ancora nelle sue mani e di mettere fine alle operazioni violente.
Le tensioni dopo la visita in Vaticano
La tensione diplomatica emerge a poca distanza dalla visita del presidente israeliano in Vaticano, un incontro che pure sembrava aver gettato le basi per un dialogo costruttivo, e si inserisce in un contesto già segnato da frizioni, aggravatesi dopo gli attacchi che hanno coinvolto anche strutture cattoliche nell’enclave palestinese. L’intervento del cardinale, pubblicato in prossimità del secondo anniversario degli attentati che causarono circa milleduecento vittime, ha evidently toccato un nervo scoperto nella sensibilità israeliana.
Uno strato di complessità per i negoziati
Mentre sullo sfondo si profilano i negoziati indiretti, i quali, stando alle prime indiscrezioni, avrebbero cominciato a comporre alcuni tasselli positivi sebbene permangano numerosi i nodi irrisolti sul futuro assetto di Gaza, la disputa verbale con il Vaticano rischia di aggiungere un ulteriore strato di complessità a un quadro già estremamente fragile. La divergenza di visione, che attinge a differenti interpretazioni del principio di giustizia e delle dinamiche del conflitto, sembra dunque destinata a caratterizzare, almeno nel breve periodo, le relazioni tra i due Stati.




