Parolin: riconoscere lo Stato di Palestina è la soluzione. A Gaza la fame usata come arma
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Redazione Esteri
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Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è tornato a ribadire la posizione della Santa Sede sul conflitto israelo-palestinese, definendo il riconoscimento dello Stato di Palestina come «la soluzione» per una pacifica convivenza tra due entità autonome. Le sue parole, pronunciate a margine del Giubileo degli Influencer, riprendono una linea già consolidata: «Due Stati, che vivano vicini l’uno all’altro, in autonomia ma anche in collaborazione e sicurezza». Un approccio che, sebbene non nuovo, acquista rilievo dopo l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron, il quale ha preannunciato che la Francia riconoscerà ufficialmente la Palestina a settembre, durante l’assemblea generale dell’Onu.
Quella di Parigi, tuttavia, non è una mossa isolata. Macron l’ha presentata come parte di uno sforzo più ampio, sostenuto anche dall’Arabia Saudita, per rilanciare la soluzione dei due Stati attraverso una conferenza internazionale a New York. Ma mentre alcuni vedono in questo gesto un segnale di apertura, altri – tra cui analisti e attivisti palestinesi – lo considerano poco più di un simbolo, utile a placare le proteste globali senza intaccare le dinamiche di potere sul campo. Senza un reale impegno a modificare gli equilibri, sostengono, il riconoscimento rischia di restare una mera formalità.
Intanto, a Gaza, la crisi umanitaria si aggrava. Secondo diverse organizzazioni internazionali, la popolazione civile è stretta nella morsa di un conflitto che non risparmia neppure i bisogni primari, con la fame utilizzata come vera e propria arma. Le condizioni di vita, già disperate, peggiorano giorno dopo giorno, mentre la comunità internazionale fatica a trovare una risposta unitaria.




