Il giallo di Strozza, l’accusa della madre: «Dolci è un incantatore di serpenti»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il livello di tensione, già altissimo per il dolore della perdita e per il macabro epilogo della vicenda giudiziaria, si è ulteriormente innalzato nelle ultime ore: Una Smirnova, madre di Pamela Genini, ha sferrato un nuovo attacco verbale a Francesco Dolci, l’uomo che si professava legato alla figlia da una relazione sentimentale, definendolo “un incantatore di serpenti” nell’ambito dell’ennesima puntata di ‘Quarto Grado’. La donna, visibilmente provata dalla lunga scia di sofferenza che non accenna a terminare – ricordiamo che la figlia fu uccisa a Milano con 76 coltellate dall’ex fidanzato Gianluca Soncin – ha aggiunto dettagli inediti riguardo a un presunto comportamento tossico e manipolatorio che l’uomo avrebbe messo in atto quando Pamela era ancora in vita.

«Cercava di boicottare le sue relazioni»

Secondo la ricostruzione fornita dalla madre, Francesco Dolci avrebbe tentato in più di un’occasione di sabotare le frequentazioni della ragazza, arrivando a contattare direttamente i genitori di lei per riferire che la figlia stava “frequentando un brutto giro”. In particolare, la signora Smirnova ha fatto riferimento a un episodio accaduto quando Pamela aveva una relazione con un ragazzo di nome Andrea: Dolci si sarebbe presentato a casa loro seminando il panico con i suoi racconti. La madre, oggi, si pentirebbe di avergli prestato fede, descrivendolo con l’espressione che richiama il potere ipnotico di chi ammalia e confonde: un incantatore di serpenti, appunto. Gli investigatori, intanto, non si fermano alle dichiarazioni televisive; le indagini dei carabinieri criminologi si concentrano su un profilo molto specifico, quello di un profanatore che non ha nulla a che spartire con un normale assassino.

L’orrore della precisione e la mente del profanatore

Resta centrale, nel silenzio del piccolo cimitero di Strozza (in provincia di Bergamo), l’enigma della salma violata. Chi ha agito non ha mostrato alcun timore reverenziale, né ha avuto paura di muoversi nell’oscurità più fitta per aprire il loculo, forzare la cassa in legno e tagliare la zincatura nel punto perfetto. Il gesto, compiuto con una manualità che suggerisce competenze specifiche, ha portato via la testa della giovane; un accanimento post mortem che i Ris e i consulenti della Procura stanno analizzando con l’ausilio di tracce biologiche, pollini e residui metallici. Una delle ipotesi più seguite dagli inquirenti è quella di una “commistione” tra la pista dell’ossessionato (forse legato a Dolci o all’ex Soncin) e quella economica, spinta dalla volontà di dare un messaggio o di colpire la famiglia in modo irreparabile.

La difesa di Dolci e il nodo dei 400 mila euro

Francesco Dolci, che continua a sedersi davanti alle telecamere – al “quarto grado” mediatico, per usare la definizione del programma – respinge le accuse al mittente assicurando di farlo per legittima difesa. «Se mi tirassi indietro, i sospetti su di me aumenterebbero», ha spiegato, cercando di chiarire anche la spinosa questione economica legata alla sua versione dei fatti. L’uomo ha dichiarato di aver donato a Pamela ingenti somme di denaro, parlando di una cifra che si aggira sui 400 mila euro (tra regali, vacanze e spese quotidiane), salvo poi precisare che in realtà i soldi non gli interessano. «L’uomo nel video non sono io», ha ribadito facendo riferimento ai filmati di sorveglianza che hanno immortalato una figura sospetta aggirarsi nei pressi del camposanto. Le contraddizioni, però, restano evidenti: se da un lato la madre nega che la figlia avesse mai avuto un conto da centinaia di migliaia di euro, dall’altro i carabinieri non escludono verifiche su eventuali “cassette di sicurezza” o patrimoni intestati alla vittima.

L’appello disperato: «Restituiscimela»

In questo clima di accuse reciproche e di particolari inquietanti – come la scoperta che il profanatore potrebbe aver sostituito il mastice originale della bara con silicone fresco, a dimostrazione di una premeditazione assoluta – emerge la voce straziante di una madre. Una Smirnova ha rivolto un appello a chi detiene quella parte del della figlia, un trofeo orribile portato via dalla tomba: «Fatti venire un rimorso di coscienza, restituiscimi mia figlia». Un grido che riecheggia nelle valli bergamasche mentre gli specialisti del Reparto analisi criminologiche tentano di tracciare la mappa mentale di un soggetto senza scrupoli, per il quale il cimitero non ha rappresentato una barriera, ma solo un palcoscenico per un gesto di inaudita follia o, forse, di precisa strategia intimidatoria.

Meta Description: La madre di Pamela Genini accusa l’ex Francesco Dolci come “incantatore”. Indagini sulla profanazione della tomba a Strozza e l’appello per la restituzione della testa.

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